Viterbo – “Siamo tra quanti hanno guardato da subito con sospetto all’operazione Centro commerciale a San Vincenzo a Bassano Romano, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale” affermano Marchetti e Torricelli.
“Non ci ha mai convinti il senso generale di un’opera, che a Bassano non serve e che rischia di essere dannosa per il fragile tessuto economico e sociale locale – continuano -. Non ci hanno mai persuaso le motivazioni addotte dal comune, il ricorrente tentativo di presentare come atto dovuto quello che dovuto non era, la ricerca costante del capro espiatorio e dello scaricabarile, da parte di chi dovrebbe avere il compito istituzionale di fornire risposte puntuali piuttosto che divagare.
Ci siamo chiesti mille volte (e insieme a noi molti cittadini) quale fosse la ragione che portava una società privata (che per definizione fa profitti e non filantropia) a decidere un mega investimento a Bassano, in una zona economicamente depressa e lontana dalle grandi vie di comunicazione.
Nonostante il silenzio istituzionale, da semplici cittadini, associati in una rete civica che ha a cuore soltanto Bassano ed il suo futuro, non ci siamo persi d’animo, abbiamo approfondito le questioni, acquisito materiale, incontrato tecnici e legali, dirigenti della Regione, abbiamo presentato osservazioni, ci siamo rivolti a tutti i consiglieri comunali.
In sostanza, abbiamo cercato di capire, al di là della versione ufficiale.
In questi mesi i nostri dubbi si sono accentuati, lasciando il campo ad una verità, estremamente preoccupante, che secondo noi e secondo le carte in nostro possesso, l’operazione centro commerciale ha finito col coprire e con il racchiudere.
Facendo leva su un mero errore cartografico, presente nel piano regolatore generale (il cui complesso iter di approvazione iniziò nel 2000 per concludersi nel 2011 ), che sarebbe stato possibile correggere attraverso una variante promossa dal comune (magari in grado di farsi carico di tutte le problematiche connesse ad un prg, nato vecchio), il consiglio comunale si è affidato a un piano particolareggiato in variante, promosso dalla società privata interessata alla realizzazione del centro, che non si è limitata a correggere l’errore, ma ha finito per inglobare nella zona commerciale (dove dovrebbe sorgere il Centro commerciale) ben 4.570 metri quadrati che l’errore cartografico aveva reso clandestini nel piano regolatore.
Una annessione in piena regola, frutto di una scelta politica del consiglio comunale, non dovuta, non obbligata, esclusivamente tesa a favorire l’interesse della società proponente e dei proprietari del terreno che, in un sol colpo, si sono visti aumentare il valore commerciale della terra e il rispetto degli standard urbanistici legati ai parcheggi necessari per le strutture di questa grandezza.
Non stava scritto da nessuna parte che quei 4.570 metri quadrati dovessero andare ad implementare la zona commerciale. Potevano ad esempio essere destinati a verde pubblico, alla realizzazione di una piazza, a servizio di una zona residenziale già densamente abitata. Si è fatto diversamente per semplice volontà politica.
Se poi a questo quadro, già di per sé estremamente discutibile, si aggiunge che gli stessi proprietari del terreno e la stessa società proponente sono contemporaneamente promotori di una ulteriore iniziativa imprenditoriale nelle immediate vicinanze, che punta alla realizzazione di 18 appartamenti, si capisce l’entità dell’operazione urbanistica in corso.
Specie se, come riportano gli atti notarili, il titolo di proprietà della società privata sul terreno dove dovrebbe sorgere il Centro commerciale è legato e subordinato all’ottenimento, entro il marzo del 2020, del titolo per costruire i 18 appartamenti nei terreni limitrofi.
Insomma, due operazioni apparentemente distinte ma intimamente connesse, un gioco ad incastri, assolutamente poco chiaro, che prefigura una colata di cemento per migliaia di metri quadrati nella zona di San Vincenzo, l’affermazione potente di specifici interessi privati e l’esercizio subalterno delle funzioni pubbliche, ridotte ad accompagnare nel silenzio opere di cui a Bassano nessuno sente il bisogno”.
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