Torino – Bimbo di tre anni salvato da un trapianto dopo avere trascorso metà della sua vita attaccato a un cuore artificiale.
E’ la storia a lieto fine di un bambino di Torino, affetto dalla nascita da una grave forma di cardiomiopatia dilatativa, e che per più di metà della sua vita ha vissuto in un letto d’ospedale attaccato ad una “macchina”.
Da un anno e mezzo il piccolo era connesso ad un cuore artificiale presso l’ospedale Regina Margherita, e da due anni, invece, era in attesa di ricevere un nuovo cuore che potesse salvarlo.
L’organo è giunto nelle scorse ore da Bergamo tramite un elisoccorso del 118 per ridurre al minimo le ore di trasporto.
Al momento il piccolo si trova ricoverato presso il reparto di terapia intensiva cardiochirurgica diretto dal dottor Giorgio Ivani, in attesa del successivo trasferimento in degenza e poi del ritorno fra le mura domestiche.
Fino a poche ore fa il paziente era tenuto in vita da un cosiddetto Berlin Heart, un cuore di Berlino, un sistema artificiale che gli era stato impiantato a gennaio del 2018 dall’equipe della cardiochirurgia pediatrica diretta dal dottor Carlo Pace Napoleone. Per un anno e mezzo il bimbo è stato coccolato dal personale medico e infermieristico della cardiologia pediatrica diretta dalla dottoressa Gabriella Agneletti, che ha cercato di fargli trascorrere delle giornate quanto più possibili vicine alla normalità.
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