Roma – Suicidio assistito, il comitato di bioetica rompe un tabù.
E’ stato pubblicato ieri, lunedì 29 luglio, il parere del presidente del Comitato nazionale di bioetica, Lorenzo D’Avack, secondo il quale “l’eutanasia è altra cosa, il suicidio assistito non è omicidio”.
Netto il no della rappresentanza cattolica: “La difesa della vita deve essere affermata come un principio essenziale in bioetica quale che sia la fondazione filosofica/religiosa di tale valore. Il compito inderogabile del medico è il rispetto assoluto della vita dei pazienti. Agevolarne la morte segna una trasformazione inaccettabile del paradigma del curare e prendersi cura”.
Nel frattempo è attesa per settembre la sentenza della Consulta su chi aiuta il paziente a togliersi la vita. E’ un argomento che tiene sulle spine i deputati alle prese con un provvedimento che avrebbe dovuto colmare alcuni vuoti presenti in determinate situazioni del fine vita secondo quanto affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza del 23 ottobre 2018. Su richiesta della Corte d’Assise di Milano, la Consulta doveva esprimersi sulla sospetta illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale nella parte in cui in”incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternative alle condotte di istigazione e a prescindere dal loro contributo alla determinazione o rafforzamento del proposito di suicidio”. La Corte Costituzionale riprenderà in mano la richiesta di costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale (che accomuna nella pena istigazione e aiuto al suicidio) il 24 settembre prossimo.
Per la prima volta il Cnb, massimo organismo chiamato a esprimersi su temi che coinvolgono scienza e etica, interviene con un documento chiarificatore e ad ampio respiro sul suicidio medicalmente assistito. È la via scelta dal dj Fabo per concludere la sua esistenza in una clinica svizzera nel febbraio del 2017. Fu aiutato a organizzare la trasferta da Marco Cappato, associazione Luca Coscioni, l’uomo che in Italia si batte più di ogni altro per la libertà di scelta.
Nel parere c’è una leggera ma significativa prevalenza di voti favorevoli alla legalizzazione di questa forma di suicidio partendo dal presupposto “che il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente. Un bilanciamento che deve in particolare tenere conto condizioni e procedure di reale garanzia per la persona malata e per il medico”.
Per il presidente Lorenzo D’Avack: “Il parere è un indirizzo anche per la società. E’ il risultato di un anno di intenso lavoro. Bisognava sgombrare il campo dagli equivoci. Il suicidio assistito non è omicidio e non prescinde dalla volontà dell’individuo di chiedere al medico la pozione fatale. Ben diversa l’eutanasia anche se la conclusione è la stessa”.
I giudici non potranno contare, come auspicato, su una legge parlamentare. Le posizioni in Commissione Affari Sociali della Camera sono così distanti che di più non si può. Intransigenza assoluta della Lega, sì alla depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio da parte dei grillini. Giorgio Trizzino, M5S, relatore del testo si arrende: “La consulta dovrà procedere autonomamente con una sentenza. Io resto convinto che sia una prova di grande civiltà consentire a un malato che ha deciso di chiudere di poter organizzare la sua fine e chi lo aiuta non subisca imputazioni”.
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