Viterbo – “Il viaggio come metafora del percorso intrapreso dalle donne violate per essere finalmente libere”. Con queste parole Martina e Kira hanno fatto tappa a Viterbo al centro antiviolenza Erinna che ha organizzato ieri pomeriggio un incontro, alla sala conferenze della provincia, per raccontare la loro storia.
Martina Pastorino è una ragazza di 29 anni appassionata di sport e insieme alla sua cagnolina Kira sta percorrendo a piedi la via Francigena, da Alessandria a Roma, per portare avanti il progetto “La forza è donna”. L’iniziativa vuole conciliare sport e impegno sociale. A ospitare Martina e a organizzare l’incontro “Cammini di autodeterminazione” sono state Anna Magi e Valentina Bruno del centro antiviolenza Erinna.
Martina ha raccontato la sua esperienza. “Un percorso – ha specificato – per dimostrare che ogni donna può e deve sentirsi sicura nell’affrontare un viaggio anche in solitaria. Ma il mio intento è stato anche quello di mettere in risalto il lavoro dei centri antiviolenza e gettare così le basi per fare ogni anno qualcosa in più per le donne”.
Il viaggio di Martina e Kira richiama il lungo percorso intrapreso da una donna intrappolata nella violenza, dal momento in cui ha consapevolezza della sua condizione alla sua decisione di uscirne. Un viaggio lungo, lento, a tratti molto faticoso.
Durante la sua esperienza Martina ha visitato ed è stata ospite di alcuni centri antiviolenza della rete Dire. Lei e Kira sono partite il 7 luglio dalla sede dell’associazione Medea, centro antiviolenza di Alessandria. Il loro cammino si è articolato in 28 tappe per circa 680 chilometri.
Oggi è il 24esimo giorno di viaggio per la giovane. Tra poco arriverà a Roma. “Tutto è partito questa primavera – ha detto . – L’idea era raggiungere Roma a piedi e poi parlando con amici è venuta fuori la volontà di dare al viaggio un messaggio sociale importante. E così il 7 luglio sono partita da Piacenza e poi abbiamo macinato chilometri fino a oggi”.
Le realtà che Martina dice di aver incontrato dimostrano che la violenza di genere è un fenomeno purtroppo molto attuale: “Ho incontrato altre associazioni, a Lucca, a Siena, a Viareggio. La loro testimonianza è impressionante. Nei centri antiviolenza, da un anno all’altro, c’è il moltiplicarsi o raddoppiarsi di richieste di aiuto. Questo però vuole anche dire che qualcosa sta cambiando, che le donne chiedono aiuto e iniziano a fidarsi”.
Qualcuno dal pubblico le ha chiesto se si è mai spaventata o sentita insicura durante il suo viaggio in solitaria. “Mi sento fortunata. Nel mio viaggio non ho mai avuto problemi sia dal punto di vista della segnaletica che per gli incontri. Ho incontrato giusto qualche cinghiale, ma quella giustamente è casa loro. Ovviamente bisogna sempre stare attenti quando si fa un’esperienza del genere, anche se ognuno dovrebbe essere libero di muoversi come vuole. Dovrebbe essere la normalità”.
Sulla sicurezza poi l’intervento di Valentina Bruno. “Ospitare Martina – ha chiarito – ci è sembrato un fatto importante per la sua esperienza che ha un forte valore simbolico. Molto spesso il tema della violenza è collegato a quello della sicurezza. Ma la violenza sulle donne è una questione culturale e non di sicurezza”.
“La sicurezza – ha concluso – è però un tema che va comunque affrontato. E per noi non si può certo ottenere con una maggiore illuminazione pubblica o con i pulsanti antipanico vicino ai parcheggio. Ci vuole altro”.
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