Viterbo – “Ronde chiederò subito un incontro al prefetto perché sia rispettata la legge”. Giacomo Barelli è netto.
Nell’ultima seduta di consiglio comunale, tra i fondi approvati in avanzo libero ci sono anche quasi 35mila euro da destinare a una convenzione con associazioni d’arma per la sicurezza e l’incolumità. Controlli. Comunque si voglia chiamare il progetto, Barelli (Forza civica) non ci sta.
“La questione è molto delicata e come sempre la becera propaganda la fa da padrone – scrive Barelli – è per questo che chiederò subito un incontro al prefetto perché su un tema così delicato sul quale è intervenuta anche la corte costituzionale venga rispettata la legge.
Come lista civica ci opponiamo a qualunque tipo di visione che proponga l’uso della forza privata indiscriminata per risolvere questioni ordine pubblico e sociali.
Le “ronde” sono state introdotte nel 2009 fra le norme previste dal cosiddetto pacchetto sicurezza (L. 94/2009) e disciplinate da un decreto dell’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
In primo luogo va detto che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo, con sentenza n. 226/2010 il riferimento al “disagio sociale”, lasciando quindi che la norma riguardi solo la sicurezza.
Inoltre, le attività di pattugliamento non possono essere auto organizzate e devono essere chieste dai sindaci dopo un’intesa con le prefetture. I cittadini che vogliono perlustrare aree dei propri comuni possono al massimo osservare e segnalare alle forze dell’ordine eventi che, a loro avviso, possono recare danno alla sicurezza urbana, i volontari che vogliono svolgere quest’attività possono operare al massimo in gruppi di 3 persone, non possono utilizzare armi, devono indossare una casacca che non abbia simboli, uniformi e denominazioni riconducibili a partiti politici o sindacati e devono far parte, per poter operare, ad associazioni iscritte in un apposito registro presso la prefettura del proprio centro.
Queste associazioni non devono essere espressione di partiti o movimenti politici e organizzazioni sindacali né essere riconducibili a movimenti, associazioni o gruppi organizzati che si ispirano a sentimenti di odio razziale.
La legge in sostanza non prevede che le ronde siano come una “polizia privata” né come una forma di giustizia fai-da-te, dal momento che i volontari possono solo fungere da osservatori, perlustrando il territorio, armati solo di un telefono da utilizzarsi in presenza di situazioni meritevoli di segnalazione agli organi di polizia”. il decreto ministeriale non parla di ronde ma di associazioni di osservatori volontari.
I sindaci, tramite un’ordinanza e dopo una convenzione con il Prefetto competente, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, possono ricorrere a queste associazioni per segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana o situazioni di disagio sociale.
Le associazioni devono essere registrate in un apposito elenco istituito presso ogni Prefettura e avere, per statuto, tra i propri scopi sociali quello di prestare attività di volontariato con finalità di solidarietà sociale nell’ambito della sicurezza urbana.
In particolare queste associazioni non devono essere espressione di partiti o movimenti politici e organizzazioni sindacali, né essere loro riconducibili in alcun modo né ricevere forme di finanziamento (Non è possibile per il comune di Viterbo pagarle dunque…), non devono essere collegate a tifoserie organizzate né riconducibili a movimenti, associazioni o gruppi organizzati che si ispirano a sentimenti di odio razziale.
Ogni associazione deve indicare i soci destinati a svolgere l’attività di segnalazione alle Forze di Polizia. I volontari devono essere maggiorenni, non essere stati denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, per delitti non colposi, non essere soggetti al Divieto di Accedere alle manifestazioni sportive (Daspo), non essere (o essere stati) aderenti a movimenti, associazioni o gruppi organizzati che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e devono aver superato un corso di formazione specifico per le attività di osservazione e segnalazione.
Ogni anno la prefettura riesamina i requisiti delle associazioni e dei volontari da loro designati. Gli “osservatori volontari” svolgono un’attività di semplice osservazione in specifiche aree di Comune e possono al massimo segnalare alle Forze di polizia dello Stato eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana.
L’attività di osservazione può essere svolta al massimo in gruppi di tre persone, di cui almeno una con 25 anni di età. I volontari, che devono avere con sé sempre un documento di riconoscimento, non possono usare mezzi motorizzati, andare in giro con animali e portare armi (anche se titolari di regolare porto d’armi) e hanno l’obbligo di indossare una casacca (colore giallo fluorescente, con un riquadro blu con la scritta “osservatori volontari”, il logo della propria associazione, il nome del Comune e un numero progressivo associato al nome del singolo volontario) in modo tale da evitare l’utilizzo di uniformi, simboli e denominazioni riconducibili a forze armate, altri organi o corpi dello Stato, a movimenti o partiti politici e sindacali o a sponsorizzazioni private.
Su tutto questo chiederemo conto alla Prefettura e vigileremo affinché la legge venga rispettata e affinché Viterbo da città di”arte e di cultura non divenga la città del coprifuoco e della paura”.
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