Viterbo – Un secchio della monnezza. Questa è diventata l’opera d’arte A12 in via Marconi a Viterbo. Almeno nello scorso fine settimana, come foto e video pubblicate testimoniano. Venerdì passato, sempre in via Marconi, questa volta però nel sottopassaggio, anche l’opera di Marco Aquilani ha lasciato un po’ a desiderare, restando spenta. In tal caso c’ha messo mano direttamente l’artista, allungando l’orario. Per cui sarà possibile vederla “accesa” anche la sera. Per l’esattezza dalle 17 alle 24 e, dal primo all’otto settembre, cioè per la settimana di Santa Rosa, dalle 16 alle 3 di notte.
La speranza è che si metta mano anche all’A12 costantemente maltrattato.
Viterbo – L’A12 venerdì sera in via Marconi
Via Marconi, un tempo ci passava l’Urcionio, il torrente che attraversava la città. Tombato poi nel corso del novecento. Mano mano dimenticato. Eppure è ancora lì, sottoterra che scorre. L’A12, un sistema sonoro a forma di megafono, è stato un modo per recuperarne la memoria, permettendo a chi avvicina l’orecchio al megafono di sentire lo scorrere del torrente.
Viterbo – L’A12 venerdì sera in via Marconi
Venerdì notte, all’interno del megafono c’erano due pacchetti di pavesino, vuoti. Una specie di secchio della monnezza. Come, del resto, quello che è stato piazzato proprio sotto il cartello, attaccato a un palo, che spiega come funziona l’A12. E questa volta il secchio è vero. Rosso e, venerdì notte, pieno di rifiuti. Come se, sotto un’opera d’arte esposta in un museo ci fosse il cestino per buttare la carta.
Viterbo – L’A12 venerdì sera in via Marconi
“Dopo il primo dopoguerra il fiume, elemento identitario del tessuto urbano viterbese e presenza vitale nella cultura del luogo, è stato coperto e intubato a -14,86, che è anche il titolo dell’oper-azione degli A12”. Un’installazione permanente, raccontata da Laura Barreca, Elisabetta Cristallini, Patrizia Mania, Anna Mattirolo e Antonello Ricci in “Visioni Urbane Contemporanee: Cantieri d’Arte”.
Viterbo – L’A12 venerdì sera in via Marconi
Gli A12 sono “un sistema sonoro a forma di megafono (in realtà un complesso ed invisibile hardware ad energia solare) che affiora – spiegano gli autori di Visioni Urbane Contemporanee – dal suolo con un disco di metallo e invita il cittadino ad avvicinarsi per riascoltare il suono dell’acqua di quel fiume che una volta passava proprio di lì. L’opera nasce dallo spazio ed è azione sullo spazio, rimemorante antiche consuetudini uditive e pratiche del paesaggio urbano oggi codificato, interagisce nell’ambiente in cui si inscrive sintetizzandone la storia, le sensazioni, l’emotività. Una scelta questa degli A12 che richiama le ricerche acustiche di Max Neuhaus, artista americano appena scomparso, che con i suoi place works sonori ha realizzato delle installazioni che, nella saturazione segnica del paesaggio culturale metropolitano, fanno uso del suono per creare luoghi immaginari da esplorare uditivamente o semplicemente per ritrovarsi, perché ‘il suono rappresenta un aspetto importante del modo in cui percepiamo un luogo pari al modo in cui esso ci appare’”.
Per fare un esempio “in un’isola pedonale della caotica e frastornante Times Square a New York, Neuhaus ha inserito un dispositivo invisibile, dalle risonanze simili al suono antico di rintocchi di campane”.
Daniele Camilli
Video: L’A12 abbandonato a se stesso
Articoli: Addio al fiume fantasma che attraversa Viterbo
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