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Malasanità - Temperature disumane per i pazienti - Torna a scrivere Roberto Grifoni, ricoverato a Belcolle nel reparto di ortopedia

Grazie a Tusciaweb sono apparsi i condizionatori…

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L'ospedale di Belcolle

Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore di Tusciaweb,

mi corre, innanzitutto, l’obbligo di esternarle i miei ringraziamenti per aver dato elevato risalto alla mia lettera di denuncia per lo stato di estremo disagio in cui si sono trovati i degenti, me compreso, presso i vari reparti dell’ospedale di Belcolle nelle giornate bollenti di fine luglio.

Parlare di girone dantesco è forse riduttivo. Chi come me è stato costretto nell’immobilità più assoluta ad affrontare le ore interminabili di stress fisico e termico può capire e giustificare lo sfogo accorato del contenuto della mia lettera.

Dopo la pubblicazione su Tusciaweb, debbo ammettere che qualcuno si è mosso tant’è che nei corridoi di corsia si sono incominciati a sentire rumori di trapani e scalpelli e nel giro di pochi giorni sono apparsi i primi condizionatori.

Era, mi chiedo, necessario arrivare a dare il via ai lavori solo dopo un esposto disperato di un utente?

Perché non è stata fatta una preventiva programmazione visto che, da come mi risulta, i condizionatori erano già disponibili nei magazzini?

Si è voluto forse tirare a campare nello status quo salvo intervenire in caso di estrema urgenza? Boh… mistero.

Essendo ancora ricoverato, ma in condizioni umane, non posso non far notare altre cose capitatemi sotto gli occhi in questi giorni di tranquillità post-operatoria.

Il reparto di ortopedia, dopo la tempesta dei tempi scorsi, sta fortunatamente riprendendosi sotto la sapiente guida del dottor Gaudenzi facilitato in ciò dallo spirito di abnegazione e sacrificio del personale medico e infermieristico (organicamente scarso per la verità!).

Dico ciò perché ho notato la presenza ripetitiva, nel breve tempo, dello stesso personale di turno.

Seppur in turni stretti l’affabilità, la cortesia e la professionealità non è venuta mai meno tanto da permettermi di instaurare con tutti, nessuno escluso, un rapporto di quasi familiarità ed affetto.

Se c’è però questo stato umano e professionale mancano, da come mi dicono, gli strumenti di lavoro: carrozzine, letti, armadietti.

La presenza di ammalati provenienti da altri reparti… i cosiddetti “appoggiati” è di intralcio alla normale funzionalità del reparto.

In sintesi, caro direttore, la sanità locale vista sotto il profilo professionale è a mio giudizio all’altezza delle richieste ma sotto l’aspetto organico, strumentale e logistico deve fare ancora molta, ma molta strada.

Di nuovo la ringrazio e con stima la saluto.

Generale Roberto Grifoni


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13 agosto, 2012

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