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Viterbo - Comune - L'annuncia il sindaco Giovanni Arena - Opposizione al decreto del Mibac che ha messo sotto tutela un'area di 1600 ettari

“Vincoli della sovrintendenza, stiamo valutando il ricorso al Tar”

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Viterbo - In rosso l'area da sottoporre a vincolo, in verde quella esistente

Viterbo – In rosso l’area da sottoporre a vincolo, in verde quella esistente

Giovanni Arena

Giovanni Arena

Andrea Belli

Andrea Belli

Viterbo – “Vincoli della sovrintendenza, stiamo valutando il ricorso al Tar”. Lo annuncia il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena.

A gennaio il ministero per i beni e le attività culturali ha vincolato un’area di 1600 ettari, che si estende dal Bullicame al Riello fino alle Masse di San Sisto, definendola di “notevole interesse pubblico”. Il decreto, che ha ampliato una zona già perimetrata nel 1985, nella valle dell’Urcionio, ha fatto saltare sulla sedia più di qualcuno per il timore che questo significasse bloccare lo sviluppo dell’area.

Un’ampia fetta di Viterbo è infatti stata messa sotto tutela. Da porta Faul al confine con Vetralla, fino alle Masse di San Sisto. Mentre dall’altra parte il confine è segnato da Trasversale e Tuscanese. Insomma, sistema termale, viabilità antica e casali rurali rappresentano una ricchezza che la sovrintendenza vuole tutelare. In un’area dove esistono criticità. E la dichiarazione di “notevole interesse pubblico” potrebbe cambiare più di un piano. Presente o futuro. Il recupero delle ex terme Inps, giusto per fare un esempio. In agenda da decenni.

Durante un incontro in prefettura, la sovrintendente Margherita Eicheberg ha chiarito che il vincolo ha lo scopo di tutelare l’area e di indirizzarne lo sviluppo. Non ostacolarlo o bloccarlo. Contro il decreto sono comunque state avanzate delle osservazioni che però solo in piccola parte sono state accolte dal ministero. Ad avanzare le osservazioni sono stati la regione Lazio, il comune di Viterbo, l’Ance, la Confagricoltura, l’ordine degli architetti, l’Unitus, qualche privato e quattro società, tra cui le Terme dei Papi e la Freetime.

Dopo il rigetto della maggior parte delle osservazioni, ora il comune può solo ricorrere al Tar. “È un’ipotesi – dice il sindaco Arena – che stiamo valutando concretamente. La proposta è stata avanzata da alcuni consiglieri di maggioranza, ma io stesso avevo fatto lo stesso pensiero. Ovviamente ne dobbiamo discutere con la maggioranza, ma credo che dopo Santa Rosa saremo pronti a formalizzare il ricorso. Ovviamente l’amministrazione è la prima a volere il rispetto dell’ambiente, ma così com’è il vincolo condiziona la crescita economica della città”.

A ricorrere al Tar possono solo comune, regione e privati. Lo spiega il presidente dell’Ance, Andrea Belli. “Sono il comune di Viterbo e la regione Lazio titolati a fare ricorso al Tar, oltre ai singoli associati all’Ance. Credo che con il vincolo – afferma Belli – si levi al comune la possibilità di indirizzare lo sviluppo della città, decisa invece da un organo che sta a Roma. Ovviamente nessuno è intenzionato a costruire delle palazzine dove ci sono le tagliate etrusche. Ma il vincolo impedisce qualsiasi cosa, anche un’escavazione di 30 centimetri. Praticamente in quell’area un agricoltore non può più arare il proprio campo”.

Belli conclude: “Un altro problema è che il vincolo è caduto dall’alto senza che la sovrintendenza interloquisse con chi è sul territorio, senza che abbia ragionato con chi vive la città”.

 

 


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2 settembre, 2019

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