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Civita Castellana - Il circolo di Sel lo ricorda a 30 anni dalla scomparsa

Bobby Sands, esempio indimenticabile

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Riceviamo e pubblichiamo – “Ero soltanto un ragazzo della classe operaia proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà.

Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.

Trent’anni fa il 5 maggio 1981 moriva Bobby Sands, nel carcere di massima sicurezza britannico di Long Kesh, The Maze (il labirinto), vicino Belfast, dopo 66 giorni di sciopero della fame.

Nato a Belfast, vive con la famiglia in un quartiere a maggioranza protestante. A causa delle numerose prepotenze subite, Bobby ed i suoi sono costretti a cambiare varie volte la propria residenza.

I cattolici infatti erano, continuamente attaccati: picchiati, saccheggiati, veniva loro negata la possibilità di avere un lavoro o di praticare la propria religione. E’ in seguito a questo clima di repressione che Bobbby, a soli 18 anni, aderisce all’Ira, gruppo paramilitare nato per difendere la popolazione dai sempre più frequenti attacchi dei protestanti.

Alla fine del 1972, l’anno del “Bloody Sunday”, quando i paracadutisti inglesi spararono sulla folla durante una manifestazione pacifica, provocando 13 morti e numerosi feriti, viene arrestato e condannato a tre anni e mezzo. Poco dopo essere stato liberato, nel 1976, viene nuovamente arrestato e condannato senza prove a quattordici anni di reclusione e viene imprigionato nel blocco H del carcere di Long Kesh.

Qui i prigionieri repubblicani vengono sottoposti ad un regime molto duro: fame freddo torture e umiliazioni di ogni genere, norme igieniche assenti.

In prigione diventa leader di una tragica stagione di lotte durata quattro anni e culminata con la sua clamorosa elezione al parlamento di Westminster, mentre era già in corso lo sciopero della fame che lo avrebbe portato alla morte.

Trasformò la prigione in un vero e proprio campo di battaglia, usando i suoi scritti, le sue canzoni, ogni suo gesto, come armi per combattere l’occupazione coloniale inglese e le discriminazioni nei confronti del suo popolo, riuscendo a diffondere valori coma libertà, amicizia, solidarietà e amore per la vita.

Alla sua morte, è stato salutato come un eroe, non solo dai suoi compagni, ma da chiunque in ogni parte del mondo, era impegnato a lottare per la giustizia e la libertà, contro forme di oppressione e colonialismo.

La sua pacifica ed estrema forma di lotta – lo sciopero della fame fino alla morte – è stata di esempio ed ha ispirato altre forme di lotte carcerarie (un esempio tra tanti, quella di Nelson Mandela ) e anche oggi rappresenta un forte messaggio per chiunque desideri che la dignità del proprio popolo non sia emarginata e cancellata.

“…se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi stroncheranno mai perché il desiderio di libertà è nel mio cuore…“

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di Civita Castellana


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5 maggio, 2011

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