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Italia dei valori - Il coordinamento provinciale

Basta con i politici di professione

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Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro (Idv

Riceviamo e pubblichiamo –  L’antipolitica ci salverà, forse.

Da tempo ormai si parla di “antipolitica”. Nella mente di chi usa questo termine (accompagnato quasi sempre da una faccia schifata), sta a significare quella parte di opinione pubblica che si dice stanca di essere rappresentata (ancor prima che presa in giro) dai professionisti della politica, cioè da coloro che si avvalgono dello strumento amministrativo pubblico a proprio uso e consumo, spesso facendone un lavoro o un mezzo per ottenere qualcosa in modo diretto e indiretto per la propria professione o condizione.

E sino a qui siamo alla definizione delle idee.

Possiamo azzardare nel dire che la “politica” classica nell’accezione e nel costume italiano ci ha portato a oltre mezzo secolo di scandali, sperperi, arresti, indagini, corruzioni, intercettazioni, concussioni, processi, clientelismi e abusi di ogni ordine e grandezza. Da qui nasce la reazione della vituperata e gretta “antipolitica” al marasma indistinto di interessi lobbistici (e) partitici che tutto ha fatto tranne generare benessere per il Paese. Gli esempi sono fin troppi anche a livello locale, ma uno su tutti potrebbe bastare: i buchi neri delle municipalizzate. Un affare trasversale e ignobile.

Alla base dell’odiosa antipolitica c’è un concetto difficilmente attaccabile: la politica non è e non deve essere un lavoro. Laddove lo è o lo diventa chi ne usufruisce tende a volerlo (de)tenere e per farlo (chi non difenderebbe il proprio posto di lavoro?) è molto spesso disponibile a scendere a compromessi. E i compromessi non possono coincidere con l’interesse generale, ovviamente, bensì con quello di pochi.

La politica, allora, deve essere un “servizio” che il cittadino decide per breve tempo di offrire alla comunità. Non più di 10 anni. In ogni caso. Senza eccezioni.

Non pare questo un concetto estremista o qualunquista, ma il punto di partenza per bonificare il nostro sistema di gestione della cosa pubblica. Dalla prospettiva minore (consigli comunali e provinciali) fino a quelli più ampi (Regione e Parlamento).

Non è possibile tollerare chi da 10, 15, 20 o più anni vive (agiatamente!) di politica.

Cosa fare?

Perché invece di disertare le urne coloro che si dicono nauseati dalla politica dei faccendieri, dei “nominati”, degli amici degli amici, dei finti giovani e dei finti “nuovi” non prova a pensare che ogni singolo cittadino può cambiare le cose? Uno vale uno. Questa è la democrazia, bellezza! E se vogliamo cambiare le cose in meglio il messaggio deve arrivare forte e chiaro a chi è seduto da tempo al banchetto. Solo con una presa di coscienza forte e ampia sarà possibile liberarci degli incapaci, degli incompetenti, dei corrotti, dei corruttibili, dei ciarlatani, dei capibastone, dei bugiardi e dei ladri. Votare è indispensabile. Combattere per una classe dirigente degna è indispensabile. Ora è il tempo.

Coordinamento provinciale Idv Viterbo


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21 agosto, 2012

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