Riceviamo e pubblichiamo – Dopo l’articolo pubblicato su Repubblica il 22 agosto, sembra essere ritornata la corsa all’oro, cioè la speranza che Viterbo ospiti uno dei più grandi aeroporti di voli low cost italiani, dando così lavoro e tante altre opportunità. Ricordo sempre come in altri articoli scritti da me in passato, che “si sogna un aeroporto, ma che all’interno della città di Viterbo, c’è ancora la presenza di un passaggio a livello che non si è riusciti da decenni ancora a rimuovere”, fosse questa la volta buona!
Noto anche che dopo le politiche energetiche “folli” messe in calendario dal ministro Passera, come le nuove trivelle in cerca di petrolio sul territorio nazionale, “su questo basterebbe vedere quali benefici hanno portato le trivelle agli abitanti della Basilicata per rendersi conto che tali politiche appartengono ormai ai primi del 900”, la costruzione di rigassificatori, “trasformando così molte delle coste italiane in veri siti industriali, con la conseguenza di allontanare per sempre un turismo già sofferente”, infine come se non bastasse ridurre i fondi per la ricerca sulle fonti rinnovabili, il ministro non finisce di stupire, questa volta la sua acuta attenzione consiste nel realizzare uno scalo aeroportuale proprio a ridosso della città dei Papi. Il piano li definisce “complesso aeroportuale del centro Italia”, poi l’articolo di Lucio Cillis, prosegue dicendo; sono gli scali di Roma Fiumicino, Ciampino e quello tutto da definire che nascerà (se ci saranno consistenti investimenti) a Viterbo.
Al di là delle solite filastrocche che si raccontano da anni, ai viterbesi e a gli abitanti della Tuscia, quello che non riesco proprio a capire su quale base poggi questo assurdo piano, dove si andranno a cercare cospicui investimenti e soprattutto, quali compagnie low cost, vedranno di buon occhio tale scelta strategica del ministro Passera.
Dimenticavo di dire una piccola cosa, che in tempo di crisi forse non ha nessuna importanza, occorre reperire investimenti per le infrastrutture per circa 2 miliardi di euro, affinché si possa sentire sulla città di Viterbo il roboante rumore degli aerei in fase di atterraggio e decollo, trasformando così una ricca città d’arte e di storia, ad uno scalo aeroportuale frenetico, fatto di un turismo “mordi e fuggi” snaturando per sempre le proprie vocazioni. Perché non chiedere ai cittadini se è questo quello che vogliono per il bene del loro territorio?
Perché non dire con chiarezza che per realizzare questi “castelli in aria” occorrerebbero interventi per il potenziamento e il raddoppio delle corsie sulla statale Cassia per un ammontare di circa 300 milioni di euro? Come pure pesanti investimenti da parte di Rfi (Reti ferroviarie italiane) da oltre 250 milioni da destinare sulla rete che collega Viterbo alla capitale? Per concludere all’appello mancano anche i 737 milioni di euro pari al 90% dei finanziamenti di competenza Anas finanziati dalla Regione Lazio e dal Cipe.
Ciò che importa non è la realizzazione stessa della struttura, quanto il fatto che continui ad aleggiare l’idea dell’aeroporto nella città dei Papi e che questo piano sia un buon biglietto da visita per il ministro Passera per entrare in pieno nella scena politica del nostro amato paese.
A noi semplici cittadini per volare non resta che aspettare che personaggi come Passera (nominato e non eletto), indagato dalla procura di Biella per presunta frode fiscale, diventi il prossimo presidente del consiglio
Cari amministratori, perché non tornate con i piedi per terra e non pensate un po’ di più alle fasce sociali più deboli e per uno sviluppo davvero sano e durevole, quindi più sostenibile, lasciando perdere questi voli transoceanici a prezzi stracciati?
Consigliere provinciale Idv
Giovanni Francola
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