Tarquinia – “Quando servirà porterò i miei figli a morire anche se li amo”. Mentre c’è attesa per la decisione della Corte costituzionale sul fine vita, Sabrina Gentili racconta a Repubblica la sua storia.
È la madre di Carlo, 35 anni e Marco di 30, affetti fin da piccoli da una rara forma di Sla 2 e per questo costretti su una carrozzina fin da piccoli.
Questo non ha impedito loro di studiare, laurearsi, coltivare interessi fra cui la politica. Marco, tra l’altro è copresidente della Fondazione Coscioni.
“Ogni giorno – racconta Sabrina – spero che la scienza ci doni una nuova cura, ma se i tuoi figli vivono inchiodati a una carrozzina da quando erano bambini, tra poco non respireranno più da soli, se i tuoi figli questa scelta l’hanno affidata lucidamente a un testamento, come potrei io da madre negargli questa libertà?”.
Carlo e Marco un confine lo hanno definito in modo preciso, oltre il quale non vogliono andare. “La tracheotomia – spiega la madre al quotidiano romano – con la Sla a un certo punto i polmoni collassano e sia Marco sia Carlo hanno scritto che lì si fermeranno. Sanno bene a cosa andrebbero incontro”.
Una prospettiva che la spaventa, pensa che sul momento proverebbe a trattenerli: “Ma so che alla fine rispetterei, anzi rispetterò la loro volontà”.
Da mamma, quello che le fa più male è vedere i figli soffrire. “È per questo che per i miei figli chiedo una legge sull’eutanasia, umana e pietosa – continua – i miei ragazzi non hanno potuto scegliere nulla, almeno in questo devono essere liberi”.
Marco è parte attiva nell’Associazione Coscioni. “Ma tutti noi – spiega la madre a Repubblica – siamo impegnati nella campagna per il diritto all’eutanasia Liberi fino alla fine”.
Ci sono le attenzioni che i due figli richiedono, ma a parte questo la famiglia Gentili non è molto diversa da molte altre: “C’è anche allegria in casa nostra, Carlo e Marco sono ironici, ci prendono in giro, litigano tra loro”.
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