Riceviamo e pubblichiamo – Non basterà Beatrice a stemperare il termometro politico in questi giorni di fine estate. Ormai siamo abituati ad assistere sui media a una discussione che ha tutti i connotati tranne quelli della realtà.
Tra i commenti che leggo ci sono molti lettori che chiedono (giustamente) quali sono i numeri della contesa, vale a dire quanto conta ai fini della riduzione dell’Imu la rinuncia ai compensi di assessori.
Chiunque, se avesse in mano le cifre che non escono fuori per continuare a giustificare la discussione, direbbe che stiamo parlando di ordini di grandezza diversi, vale a dire stiamo confrontando migliaia di euro con milioni di euro.
Decine di migliaia di euro è il risparmio dovuto alle indennità rinunciate, milioni di euro è quanto manca per abbassare le aliquote dell’Imu.
Questo non è il solo buco all’interno della discussione. La cosa più grave è il fatto che si ragiona di bilancio di un comune solo in termini di numeri. Nella discussione non trapela una minima proposta programmatica che potrebbe far pensare alla creazione di un nuovo bilancio comunale.
In sostanza ogni anno lo Stato riversa meno soldi al Comune di Viterbo (cosa prevedibile da anni) e gli illuminati amministratori intervengono limando il bilancio dell’anno procedente.
Chiunque riesce a capire che questo è il modo migliore per andare in bancarotta, perché quando non si avrà un euro da investire in qualcosa che ci smarca da questa crisi non ci resterà che aspettare che il cerino ci si spenga tra le mani.
Nelle nostre e non nelle loro. Che ci piaccia o meno siamo sempre e comunque noi a pagare, Monti docet. Se dovessi fare una scala di valutazione: un politico dovrebbe essere in grado di gestire e far fruttare le risorse della propria città e un buon ragioniere dovrebbe essere in grado di fare bilanci che tornano all’euro.
I nostri amministratori non sono né nella prima categoria (non mi sembra facciano fruttare nulla) né nella seconda perché riempiono pagine e pagine dei giornali per convincerci che migliaia e milioni sono grandezze paragonabili. Al più arrivano a conti che entrano nelle dieci dita delle mani.
Dieci assessorati, sei assessorati, tre a loro, due a noi… Gli ultimi articoli dimostrano anche qualche difficoltà nell’attribuzione degli assessorati alle varie componenti di maggioranza.
Si torni a parlare quindi di questioni serie senza confondere bilanci politica e assessorati.
Francesco Scialacqua
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