Viterbo – Don Dante, professore di alto livello di matematica, fisica, chimica e pensiero contemporaneo nella filosofa e nelle scienze, ma soprattutto maestro, amico, confidente, fratello… era anche vescovo per volere di Paolo VI che lo conosceva e ammirava.
Ma questo era il suo servizio alla chiesa non una posizione di privilegio o di onori da primo posto. Tre anni fa in un incontro privato che ebbi l’onore di avere con il papa emerito Benedetto XVI, il papa mi disse: ‘quell’uomo è un santo’.
Quando glielo riferii si mise a ridere. Come faceva lui quando qualcuno si permetteva di fargli elogi. Schivo, umile, saggio, innamorato di sant’Agostino e della Parola di Dio.
Soprattutto attento alla persona umana, di qualsiasi condizione e in qualsiasi situazione. Quando venne a trovarmi in Canada i parrocchiani della Trasfigurazione, che alcuni conoscono, restarono affascinati.
Per me era un padre e mi commuoveva vederlo soffrire anche se sempre sorridente e grato, così come commuoveva tutti coloro che andavano a trovarlo in quella umile stanzetta della sua casa alla Quercia, che era diventata un santuario di preghiera e di meditazione.
Questo uomo, questo servo della Chiesa, questo Santo, per me e per tanti, ci ha lasciati all’età di quasi 98 anni. Non molto tempo fa ricevette una telefonata da Papa Francesco, di sera.
Non stava più nella sua pelle per la gioia di fare due chiacchiere con il Papa che lui ammirava e difendeva con coraggio e competenza spirituale. La sua cameretta-chiesa era spazio sacro di visite soprattutto dai suoi amici della Fuci di Viterbo e dei suoi amici della Diocesi di Albano che non lo hanno mai dimenticato.
Venivano i suoi ex alunni da tutte le parti dell’Italia. Celebravamo insieme, lui dal lettino come se fosse Gesù in Croce. Andavamo in tanti e poi ci dicevamo il perché… non per lui ma per noi stessi, per cercare di non perdere una parola o anche le briciole della sua sapienza e bontà.
Lui ringraziava noi ma eravamo noi ad essere immensamente grati per aver avuto l’onore e la grazia di aver incontrato sulle nostre strade un faro acceso che indicava la strade della Chiesa del Signore Gesù… permettetemi di ripetere: la Chiesa del Signore Gesù.
Il suo corpo riposerà nel Santuario di Santa Maria della Quercia in una bellissima e decorosa cappella da poco preparata per i nostri Vescovi. Mi spiace e a tanti dispiace vederlo andare nel silenzio del mistero di Dio. Ma forse sarà proprio da questo silenzio che continueremo ad assaporare la grandezza della sua mente, della sua anima, del suo grande cuore.
Questa mia riflessione è nata di getto come un abbraccio, l’ultimo, a chi mi ha aiutato, a volte senza saperlo, ad amare la Chiesa, a capirla meglio mentre camminavo le strade di un mondo che ancora non riesce a vedere la luce, di un mondo affaticato e a volte confuso e di una Chiesa non raramente arroccata su visioni povere di fede e incrostata di abitudini senza sale e senza lievito.
Vorrei suggerire agli amici della Fuci -VT che ebbi l’onore anche se per poco tempo, di seguire a richiesta di Don Dante, di pensare a un Convegno spirituale-culturale dedicato al pensiero e allo Spirito di Don Dante. Forse potremmo, scartabellando tra i suoi scritti e le sue riflessioni, tirare fuori una pubblicazione che ci aiuti a fare crescere i tanti semi di sapienza da lui seminati a piene mani.
Don Dante, il maestro di vita per molti, non è morto. Ci ha lasciati, ma è sempre con noi. Donagli Signore il risposo eterno e a noi il dono di non dimenticarlo mai ma di renderlo presente vivendo i suoi insegnamenti. Grazie Don Dante. Ti vogliamo bene!
Don Gianni Carparelli
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