Ronciglione – (r.s.) – La chiamavano “Bahay” (che in filippino significa casa) e “Shampis”, quella shaboo che spacciavano e consumavano. Lo hanno ricostruito i carabinieri della compagnia di Ronciglione nei due anni d’indagine dell’operazione antidroga Fac simile, coordinata dalla procura di Roma.
Nelle 71 pagine d’ordinanza a firma del gip della Capitale Livio Sabatini, anche una sorta di dizionario della droga. Pusher e assuntori non chiamavano la shaboo solo “Bahay” o “Shampis”, ma avevano diversi modi per indicare quello stupefacente così pericoloso. A seconda della qualità e della quantità. Quella di buona qualità era “Bianca”, mentre “Scivolina” era quella di scarsa qualità. In mezzo c’era “Slide”, di qualità mediocre. “Durante la combustione – spiegano gli investigatori – assume una colorazione verde”. C’era poi “Breccola”, la shaboo molto compatta e dai grandi granuli.
Le quantità invece oscillavano generalmente dagli 0,1 grammi ai 2,5 grammi. Il “Kit da 50 euro” (gli 0,1 g) versus la “Mezza casa” (i 2,5). Un grammo di shaboo invece veniva chiamato “Gulay”, che in filippino significa verdura. I suoi costi si aggiravano su cifre da capogiro. I carabinieri ne hanno sequestrati otto etti. “Secondo le stime – spiega il comandante provinciale dell’Arma Andrea Antonazzo -, avrebbero fatto guadagnare agli spacciatori più di 700mila euro. Ua cifra esorbitante, ma basti pensare che una dose è in genere di un decimo di grammo e costa sui 50 euro”.
Il dizionario della droga è stato ricostruito dai carabinieri del Norm di Ronciglione all’esito di centinaia e centinaia ore d’ascolto di telefonate intercettate. “Le ordinazioni – spiega il maggiore Alfredo Tammelleo, alla guida dei carabinieri di Ronciglione – avvenivano quasi sempre per telefono e nei posti più disparati. Non c’era un punto di incontro prestabilito o fisso. Tutt’altro. Venivano organizzati appuntamenti lampo, per strada, in zone sempre diverse”.
L’operazione Fac simile inizia il 9 agosto del 2017 con l’arresto di due ragazzi (un maschio e una femmina) “per concorso in detenzione – si legge nell’ordinanza del gip – di un cospicuo numero di banconote false di vario taglio e per concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente”. “Sono stati trovati – spiega il maggiore Tammelleo – con circa 10/12 grammi di shaboo e con delle banconote false, contraffatte in maniera fin troppo visibile”. Quella droga, così pericolosa e fino a quel momento anche molto rara da trovare nella Tuscia, non ha lasciato indifferenti i carabinieri che hanno subito deciso di approfondire le indagini. “Gli esiti – si legge nell’ordinanza del gip – si sono rilevati eccellenti, consentendo l’arresto di numerosi soggetti e il sequestro di sostanze stupefacenti di tipo shaboo, chetamina, ecstasy e hashish”.
L’operazione è stata conclusa all’alba di ieri con l’esecuzione di cinque misure cautelari. Ai domiciliari, come si legge nell’ordinanza del gip, sono finiti: “John Paul Perilla Dela Cruz, Daniela Fasciano, Rodrigo Roman Calpatura Katigbak, Davide Olivadese e Giuseppe Olivieri“. Dela Cruz è nato nelle Filippine 36 anni fa, Fasciano a Roma 52 anni fa, Katigbak nella Capitale 34 anni fa, Olivadese a Roma 31 anni fa e Olivieri è nato in provincia di Cosenza 40 anni fa. Tutti risultano residenti nella Capitale.
Oltre ai cinque arrestati, undici persone sono state colpite dall’obbligo di firma. Dei sedici indagati, sei sono nati all’estero. Tra Filippine, Nigeria e Cina. La maggior parte risulta residente a Roma, ma anche a Prato e nelle province di Napoli e Firenze. Stando alla ricostruzione dei carabinieri, non avrebbero avuto un lavoro fisso.
“Lo shaboo – conclude il comandante Antonazzo – è una sostanza stupefacente molto efficace e dannosa. È della famiglia delle anfetamine, come la cocaina, ma ha effetti ancora più devastanti. Basti pensare che viene confezionata con solventi per vernici e acidi di batterie. Ha effetti sia psichici che fisici a lungo termine, per questo spesso si usa nei locali notturni o da chi fa lavori pesanti per ore e ore”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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