Ronciglione – Talmente dipendente dalla shaboo da arrivare a estorcerla al suo pusher. È il caso di un romano di 34 anni, indagato dalla procura della Capitale “perché, al fine di trarne profitto, mediante minaccia consistita nel brandire un coltello, costringeva Davide Olivadese a consegnargli una bustina contenente shaboo”.
È l’operazione antidroga Fac simile, condotta dei carabinieri del Norm di Ronciglione. All’esito della quale il 34enne romano è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria sette giorni su sette, due volte al giorno. Seppur “incensurato – si legge nell’ordinanza del gip di Roma, Livio Sabatini -, la condotta compiuta ai danni di Olivadese e la maggior spregiudicatezza dimostrata nel compimento di azioni delinquenziali, rendono adeguata questa misura”. Olivadese, romano di 31 anni, è invece ai domiciliari. Insieme ad altri quattro indagati: tre italiani, tra cui una donna, e un filippino.
Nei due anni d’indagine, i carabinieri di Ronciglione hanno ascoltato centinaia e centinaia di ore di intercettazioni. Sia telefoniche che ambientali. Tra le ultime rientra quella datata 8 aprile 2018, tra Olivadese e il 34enne romano. Una “conversazione concitatissima”, la definiscono gli investigatori, durante la quale “si riscontra la minaccia” del 34enne, “il quale con un coltello intima a Olivadese di consegnargli la sostanza stupefacente”. Ovvero la shaboo, di cui il 34enne, “fornito da Olivadese, fa uso costante”, sottolineano gli inquirenti. Un “consumo giornaliero – spiegano – per una valore di circa 50, 70 euro”.
Nell’ordinanza del gip si legge: “Il consumo di sostanza stupefacente sempre più costante e la mancanza di denaro, rendono il 34enne sempre più pressante e minaccioso nei confronti di Olivadese. Nel corso di una conversazione ambientale, si riscontra la minaccia del 34enne il quale, con un coltello, intima a Olivadese di consegnargli la sostanza stupefacente. La conversazione è concitatissima”.
È l’una di notte, il 34enne esclama: “Damme a roba o t’ammazzo”. Olivadese risponde: “Falla fini’… mo so’ cazzi tua. Per favore, te stai fermo…”. Il 34enne, che secondo i carabinieri brandisce un coltello, per altre cinque volte ripete: “Damme a roba o t’ammazzo”. A quel punto Olivadese desiste: “Te la do la roba. Tiè, pijiate a roba e vattene. T’ a regalo, pijiatela. Te giuro, vattene. T’ a regalo, nun me ne frega ‘n cazzo…”. Ma la conversazione non finisce qui. I carabinieri registrano il “respiro affannato” di Olivadese, mentre il 34enne gli ripete: “Pezzo de merda”.
I cinque indagati agli arresti domiciliari
John Paul Perilla Dela Cruz, nato nelle Filippine il 7 dicembre 1983, residente a Roma
Daniela Fasciano, nata a Roma il 10 aprile 1967, ivi residente
Rodrigo Roman Calpatura Katigbak, nato a Roma il 5 agosto 1985, ivi residente
Davide Olivadese, nato a Roma il 27 luglio 1988, ivi residente
Giuseppe Olivieri, nato a Belvedere Marittimo (Cosenza) il 22 ottobre 1979, residente a Roma
Oltre ai cinque arrestati, undici persone sono state colpite dall’obbligo di firma. Dei sedici indagati, sei sono nati all’estero. Tra Filippine, Nigeria e Cina. La maggior parte risulta residente a Roma, ma anche a Prato e nelle province di Napoli e Firenze. Stando alla ricostruzione dei carabinieri, non avrebbero avuto un lavoro fisso.
Cos’è la shaboo
Come ha spiegato il comandate provinciale dei carabinieri di Viterbo, Andrea Antonazzo, la shaboo è una sostanza stupefacente molto efficace e dannosa. È della famiglia delle anfetamine, come la cocaina, ma ha effetti ancora più devastanti. Viene confezionata con solventi per vernici e acidi di batterie. Ha effetti sia psichici che fisici a lungo termine, per questo spesso si usa nei locali notturni o da chi fa lavori pesanti per ore e ore.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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