Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Lavoro e agricoltura, nel Viterbese un ritorno all’Ottocento.
Apprendiamo dai pm delle diverse indagini in corso, nella provincia di Viterbo, in merito allo sfruttamento dei lavoratori dell’agricoltura. Le notizie sono a dir poco allarmanti.
Certo non ci voleva molto per capire quello che, nel mondo del lavoro agricolo, è sotto gli occhi di tutti: nel nostro territorio la situazione è drammatica, e in questo caso ci si trova dinanzi a condizioni al limite della schiavitù. Un vero balzo all’indietro di secoli.
Paga oraria da un euro e mezzo, compensi mai saldati, alloggi fatiscenti – il tutto equamente distribuito per l’intero territorio della provincia, visto che i padroni (termine per noi sempre valido, e ora più che mai, con questi sfruttatori) si trovano ad Acquapendente, Gallese, o Viterbo.
Oltre a dare la nostra massima solidarietà alle vittime, chiediamo che i comuni coinvolti si costituiscano parte civile nei processi e invitiamo i sindacati a una forte mobilitazione, visto che del tema non parla quasi mai nessuno (tolto l’Usb).
Infine, sollecitiamo le istituzioni a fare la loro parte, evitando di sminuire il problema, o di agire in modo blando, a scoppio ritardato. Un territorio come il nostro, che dovrebbe puntare alla qualità sia dei prodotti che della filiera produttiva agricola, non può e non deve accettare una situazione simile.
Roberta Leoni
Partito della Rifondazione comunista (Sinistra europea)
Segreteria Provinciale di Viterbo
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