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Viterbo - Presentazione con Fabio Stassi e Antonello Ricci sabato 26 ottobre con inizio alle 17,30 nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” della Biblioteca consorziale

Nuova edizione dei “Minatori della Maremma”

di Marco D'Aureli
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Fabio Stassi

Fabio Stassi

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Carlo Cassola

Carlo Cassola

Luciano Bianciardi

Luciano Bianciardi

Viterbo – Fabio Stassi e Antonello Ricci presentano a Viterbo la nuova edizione (Minimum Fax 2019) del leggendario “I minatori della Maremma” (Laterza 1956) firmato da Bianciardi e Cassola – Sabato 26 ottobre ore 17.30 sala conferenze della Biblioteca consorziale in viale Trento.


Tra le 8,35 e le 8,45 del 4 maggio 1954 si verifica uno scoppio di grisou al pozzo Camorra, nella miniera di lignite di Ribolla (Grosseto).

In seguito all’esplosione e all’incendio di polvere di carbone, muoiono quarantatré minatori. È una tragedia nazionale. Le salme vengono portate in un’autorimessa per essere ricomposte e identificate, poi allineate nella sala del cinema. Su ogni bara l’elmetto da minatore, e sotto lo schermo un altare di bandiere rosse.

Le donne piangono; i vecchi operai ripetono la stessa frase come un salmo responsoriale: “L’avevamo detto tante volte che doveva succedere, ed è successo”. In questa camera ardente improvvisata l’inchiesta che Carlo Cassola e Luciano Bianciardi stavano conducendo sulle condizioni di lavoro dei minatori toscani cambia natura. Entrambi si sono ormai affratellati a questi uomini dai polmoni sconciati, di poche parole, spesso di famiglia contadina e in maggioranza di fede comunista.

Gli hanno prestato i loro libri, organizzato proiezioni e incontri, ne hanno ascoltato il destino di infortuni e silicosi. La sciagura non è dovuta a una tragica fatalità, ma “a una consapevole inadempienza” da parte della Montecatini: è il capitolo finale, il più doloroso, di una lunga storia di sfruttamento, dalla formazione delle prime società minerarie alla nascita dei villaggi operai, alle lotte antifasciste e sindacali. “I minatori della Maremma” diventa così un’orazione funebre e un atto d’accusa, un’opera coraggiosa all’epoca della sua pubblicazione che conserva ancora oggi intatta la sua attualità.

Che cosa accade quando s’incontrano uno scrittore siculo-romano, viterbese d’adozione, espertissimo di personaggi (Fabio Stassi) e un narratore mezzosangue maremmano appassionato di paesaggi (Antonello Ricci)? Ne vien fuori una riedizione critica del leggendario pamphlet “I minatori della Maremma”. Due autori, Bianciardi e Cassola, che collaborano, e sarà l’ultima volta, a uno snodo irreversibile delle loro vite. Pagine splendide e coraggiose. Un testo dal misterioso sottosuolo, dai carotaggi imprevedibili. Una stagione fugace-irripetibile della storia d’Italia. Molti, forse troppi, fraintendimenti-zavorramenti ideologici. E molto, molto altro.

Dalla post-fazione di Antonello Ricci: 4 maggio 1954, ore 11. Al primo diffondersi della notizia, Luciano Bianciardi ha rimediato un passaggio ed è accorso dal capoluogo: si aggira, attonito e costernato, per le scene di una tragedia senza precedenti, la piazza del villaggio minerario di Ribolla, frazione di Streetrock (Roccastrada), tra il cinema e la chiesa. Vi regnano sgomento e disperazione. Bianciardi è qui per scrivere in diretta di una sciagura annunciata. Si contano i morti. Alle 8.30 il pozzo Camorra, saturo di grisù, è esploso. La macabra conta toccherà infine quota 43. Indiziato principale la società mineraria, la Montecatini, che ha costruito la propria fortuna estraendo componenti per la realizzazione di concimi chimici ed esplosivi; come a dire: agricoltura e guerra. In realtà il trauma coinvolge Bianciardi ben oltre la cronaca, fin nelle fibre sue più profonde. Perché lui i minatori ribollini li conosce da vicino. E non solo perché di miniere in Maremma egli ha già più volte scritto, da solo o a quattro mani con l’amico Cassola; ma soprattutto perché è da un paese a pochi chilometri di distanza (Prata) che discende la sua schiatta: molti di quei lavoratori del sottosuolo sono vecchi amici di famiglia, intermittenze del cuore dalla sua infanzia, altri ancora gli sono addirittura parenti.

Tra maremmani di sette generazioni e immigrati recenti, veneti e siciliani, sardi e calabresi, tra donne scarmigliate che intonano lamenti alla Cirese o De Martino e vecchi che bestemmiano-scatarrano, tra ira e lacrime, proprio ora, proprio qui a Ribolla, mentre monta l’onda dello strazio, un’inattesa reminiscenza, un nozionismo di storia dell’arte sorprendono alle spalle Bianciardi e gli fanno prender nota: nel marasma e voltastomaco, è proprio il ricordo di quello zoccolo a tornargli in mente. Quello zoccolo che percuote e domina il suolo maremmano. Quello zoccolo in missione per conto del suo cavallo, del suo cavaliere, per conto della potenza, del progresso imperioso e del Buon Governo di Siena Caput. All’improvviso, senza un perché evidente, quello zoccolo gli rigurgita in testa. Ed egli si chiede: “perché sto pensando a queste cose”.

Marco D’Aureli


Fabio Stassi (1962) con minimum fax ha pubblicato È finito il nostro Carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008), Il libro dei personaggi letterari (2015) e Con in bocca il sapore del mondo (2018). Per Sellerio sono usciti L’ultimo ballo di Charlot (2012), Come un respiro interrotto (2014), Fumisteria (2015), La lettrice scomparsa (2016), Angelica e le comete (2017) e Ogni coincidenza ha un’anima (2018). È il curatore italiano di Curarsi con i libri e di Crescere con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin (Sellerio 2016 e 2017). Ha vinto numerosi premi, tra cui il Selezione Campiello, l’Alassio, il Vittorini Opera Prima, lo Sciascia, lo Scerbanenco, l’Arpino. Dai testi raccolti in Con in bocca il sapore del mondo è stato tratto il programma L’attimo fuggente andato in onda su Rai 5 (2018).

Antonello Ricci (Viterbo 1961) insegna presso l’istituto magistrale della sua città. Dall’a. a. 2016/17 è docente del master di I livello per “Narratori di comunità” del DIBAF dell’Università degli Studi della Tuscia. È dottore di ricerca in “Storia e cultura del viaggio e dell’odeporica nell’Europa moderna” presso lo stesso ateneo. Protagonista di numerose esperienze di impegno civile (dalle inchieste per il settimanale Sotto Voce alle passeggiate-racconto nella battaglia per la istituzione del parco regionale Valle dell’Arcionello) è studioso interdisciplinare, poeta, performer, animatore culturale.

Di formazione antropologica, ha pubblicato saggi scientifici di storia orale, antropologia della scrittura, poesia improvvisata e didattica della scrittura su riviste specializzate quali Italiano & Oltre, La Ricerca Folklorica, I Giorni Cantati, Il Mulino. Suoi articoli anche sul quotidiano Il Manifesto. Ha firmato vari libri e curatele per gli editori Vecchiarelli, Sette Città, Effigi, Stampa Alternativa. Collabora stabilmente con Davide Ghaleb editore dal 2009. Suoi contributi di studio sull’odeporica e sulla letteratura di viaggio sono presenti in numerosi atti di convegni del settore nonché su riviste quali Quaderni del ’900 e Carte di viaggio.


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23 ottobre, 2019

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