Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Santa Rosa - Il presidente Mecarini e il capofacchino Rossi entusiasti del trasporto trionfale di Fiore del cielo

“Abbiamo messo paura anche alla pioggia”

di Giuseppe Ferlicca
Condividi la notizia:

Trasporto Fiore del cielo 2012
Trasporto Fiore del cielo 2012

Trasporto Fiore del cielo 2012

Trasporto Fiore del cielo 2012

Il presidente del sodalizio Massimo Mecarini e il capofacchino Sandro Rossi

Il presidente del sodalizio Massimo Mecarini e il capofacchino Sandro Rossi

Trasporto Fiore del cielo 2012

Il sindaco Marini all'arrivo abbraccia i facchini

Trasporto Fiore del cielo 2012

– Il grande sforzo dei facchini, la fede in santa Rosa hanno fatto vivere un’altra notte magica a Viterbo, con un trasporto impeccabile (fotocronaca).

Si temeva la pioggia e invece: “Abbiamo messo paura anche alla pioggia” come ha commentato il presidente del sodalizio Massimo Mecarini a fine trasporto. Si temeva la pioggia, invece l’unico problema è arrivato dal fuoco.

Un lumino, troppo pieno, stava incendiandosi, rischiando di rovinare una decorazione, ma l’intervento di un vigile del fuoco a piazza Fontana grande ha risolto subito il problema, utilizzando l’estintore all’interno di Fiore del cielo.

Grandi facchini che non si sono risparmiati. A piazza del Plebiscito, doppia girata. Un altro evento, un gesto fatto col cuore, con la seconda girata dedicata a Umberto Pazzaglia, uno di loro, in formazione fino a pochi giorni fa, ma è malato e non ce l’ha fatta a essere in formazione.

“Lo abbiamo fatto – ricorda Mecarini – per dargli forza e speriamo con tutto il cuore che il prossimo anno torni al nostro fianco”.

Il capofacchino aveva in qualche modo impartito l’ordine ai suoi, senza svelarlo, dicendo soltanto al microfono a piazza Fontana grande: “Sapete cosa dobbiamo fare tra poco”. La decisione è stata presa ieri pomeriggio nel ritiro al boschetto.

Un trasporto impeccabile, una squadra perfetta anche nel risolvere un’indecisione del momento mentre, dopo l’ultimo sforzo, quello più grande, la salita verso la basilica di santa Rosa, c’è stata incertezza nell’appoggiare la macchina.

“E’ stata solo una voce di troppo che non doveva parlare – spiega il capofacchino Sandro Rossi – le persone addette ai cavalletti mi danno l’ok per abbassarli. Un piede era sopra un tombino, un facchino l’ha fatto notare, ma la persona addetta al cavalletto sa bene che non succede niente.

Una piccola preoccupazione non dovuta. Il tombino c’è sempre stato e a volte ci va sopra un piede. Tutto in massima tranquillità e sicurezza”.

La partenza alle 21,15, poi le soste a piazza Fontana grande, piazza del Comune, piazza delle Erbe e al Suffragio. Da qui i facchini hanno allungato il passo, dal momento che la macchina pesava un po’ di più alle file dietro e sono state proprio loro a chiedere al capofacchino d’accelerare e ridurre il tempo durante il quale la il peso rimaneva sulle loro spalle.

“Secondo come va il primo pezzo del Corso – ricorda Rossi – se si va troppo piano, pesando sulle file posteriori, sentiamo sempre loro per regolarci di conseguenza. Tutto normale”.

In via Cavour le file aggiuntive di destra si sono trovate troppo vicine al marciapiede. “Ma io sono in continuo contatto con i miei – dice Rossi – basta uno sguardo e capisco. Ho comunicato alla guida a sinistra di tirare un po’ la macchina. Un gioco di sguardi e segni mi consentono di capire cosa succede attorno a me”.

Fiore del cielo ha salutato le persone presenti a ogni fermata con spruzzi d’incenso, operazione di cui si è occupato l’ideatore Arturo Vittori, con un piccolo telecomando, poi a piazza del Plebiscito e in piazza Verdi, una doppia pioggia di petali.

Complice il cattivo tempo e il lunedì, si è vista meno gente, ma il calore verso i Facchini non è mancato mai.

Lungo tutto il percorso negozi chiusi da tempo o case all’apparenza disabitate si rianimano, con ospiti per assistere al passaggio. Chi in piedi, chi seduto, su sedie del Comune o portate da casa. Su una di queste s’è visto anche un ex assessore comunale. A piazza Fontana grande il gruppo più colorato di sostenitori. Rigorosamente sui gradini della fontana. A impedire che entrassero nella vasca, volontari, dall’interno della vasca.

Dopo le 20 ormai appare chiaro che i timori per il maltempo sono fugati e qualcuno ne approfitta per fare anche una battuta: “Almeno se pioveva, il Comune si ritirava”.

A piazza San Sisto Andrea e Contaldo Cesarini, alla partenza, sono pronti. Per loro è il trasporto numero tredici da costruttori. Contaldo appare molto tranquillo. Sono le venti e trenta e alla domanda, partiamo prima così andiamo a dormire prima, non si fa trovare impreparato e risponde: “Magari”.

Al vescovo Lino Fumagalli i facchini donano un ciuffo, ma lui li avverte: “Io per portare la macchina, più che un facchino sarei un fiacchino”.

Sotto Fiore del cielo, prima della partenza, foto di gruppo con gran parte della giunta comunale. Saranno tutti al loro posto passato il tre settembre? Per Giulio Marini è il quinto trasporto da sindaco e lancia il suo messaggio: “La città deve stare insieme, unita”. Quindi la consegna di Fiore del cielo ai costruttori, Fiorillo assicura che è in perfetto stato e si può partire.

La mossa alle 21,15. Emozionante come sempre, come lo è l’incedere per le vie di Viterbo di Fiore del cielo. Superba, maestosa spettacolare, guidata da un motore umano, alimentato da fede e amore per Santa Rosa.

“Questa è una squadra forte e giovane – dice il medico del sodalizio Gasbarri – io non ero preoccupato per la pioggia, semmai a impensierire potrebbe essere il vento”.

Ma ci ha pensato ancora una volta Santa Rosa. Che ci sia stato il suo intervento, l’altro costruttore, Fiorillo, ne è più che certo.

Lungo il tragitto nessun particolare problema, forse qualcuno di troppo in mezzo alla strada, come all’inizio di Corso Italia, dopo piazza delle Erbe. La banda si è dovuta aprire un varco a suon di tromba e tamburi.

Ma alla fine quello che conta è vedere ancora una volta svettare la piccola Rosa lassù, di fronte alla basilica mentre guarda una città, tanta gente e l’amore e la fede che ancora una volta le hanno tributato.

Giuseppe Ferlicca


Condividi la notizia:
4 settembre, 2012

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-il-nostro-primo-natale-facciamoci-un-in-bocca-al-lupo/