![]() |
![]() |
![]() |
– E’ alto, robusto e imponente come loro. La fede non gli manca di certo. Ed ora ha anche il ciuffo (fotogallery).
Monsignor Lino Fumagalli, vescovo di Viterbo da appena un anno e mezzo, al suo secondo trasporto della macchina di santa Rosa è già diventato un facchino.
La “promozione” è stata concessa dal presidente del sodalizio Massimo Mecarini e dal capofacchino Sandro Rossi che nella chiesa di san Sisto, dove i facchini si riuniscono per l’ultima volta tutti insieme prima di compiere la loro impresa, gli hanno consegnato un ciuffo.
Il vescovo non si è limitato a ringraziare. Orgoglioso ha indossato il ciuffo temendo che non gli entrasse: “Ho un capoccione – ha detto ridendo – speriamo che mi arrivi”. Poi ha aggiunto: “Vi sono grato del dono anche se io più che un facchino, potrei essere un ‘fiacchino’…”.
E Sandro Rossi, con una improvvisata modifica al suo tradizionale grido, ha urlato ai suoi uomini: “Evviva il vescovo Lino!”. “Evviva!” hanno risposto tutti in un boato.
Un bel fuori programma che ha reso l’atmosfera giocosa e rilassata per qualche attimo.
Ma quello non è il momento di scherzare troppo. I facchini hanno solo una cosa in testa: uscire, posizionarsi sotto Fiore del cielo e portare la piccola grande Rosa in trionfo fino alla sua basilica.
Il vescovo Lino prima di congedarli lancia a quell’esercito di uomini coraggiosi il suo messaggio di incitamento. “La forza non vi manca, questo lo sappiamo già – dice – e sappiamo anche che siete un gruppo solido e compatto. Ma c’è una cosa che più di ogni altra dovete sempre tenere a mente: la speranza. La speranza di un futuro migliore e di un mondo dove possa vincere la pace”.
I facchini di santa Rosa ascoltano, schierati tra i banchi della chiesa di san Sisto, con gli occhi fissi sull’altare e nel cuore un turbinio di emozioni che gli si legge in volto. Trepidazione, passione, devozione, orgoglio e paura, sì forse anche un po’ di paura. Perché quello che stanno per affrontare non è uno scherzo.
Loro lo sanno bene. Si sono preparati a questo momento per tutto l’anno e ora che manca così poco il tempo sembra fermarsi. Fuori da san Sisto li accoglie una folla di gente pronta a quel “Sollevate e fermi” che darà il via a un percorso faticoso e festoso al tempo stesso.
Prima però mancano ancora due cose. Il tradizionale scambio di confetti che i facchini mangiano come segno di buon auspicio sotto la macchina già illuminata e la benedizione in articulo mortis.
Quello è il momento in cui, davvero, non si gioca più. Il silenzio è assoluto. Nessun brusio nemmeno tra il pubblico che aspetta intrepido sulla piazza. I facchini si inginocchiano, abbassano il capo e ascoltano le solenni parole del vescovo Fumagalli.
Poi un ultimo fragoroso applauso per dar loro ancora più forza e la parola passa al capofacchino Sandro Rossi. Il sindaco di Viterbo, Giulio Marini, ha consegnato nelle sue mani Fiore del cielo. Lui ora avrà il compito di portarla fino al sagrato della basilica di santa Rosa guidando quel motore di devozione e coraggio che sono gli straordinari facchini.
Una per una tutte le file si posizionano ai loro posti. “Cittadini di Viterbo e facchini di santa Rosa – li interpella Rossi con autorevolezza – semo tutti de ‘n sentimento?” Neanche a chiederlo: “Sì!” urlano loro. Rimane una sola cosa da dire: “Sollevate e fermi. Per santa Rosa, avanti”.
E la piccola Rosa da lassù comincia a muovere i primi passi nella sua Viterbo, tra la sua gente, grazie ai suoi valorosi uomini per i quali, dicono, abbia anche fermato la pioggia…
Francesca Buzzi
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY