Viterbo – “Per accedere ai contributi, l’acqua deve essere gestita da un soggetto pubblico”. Paola Celletti ha presentato questa mattina, nella sede Usb di via Garbini, il punto di vista del comitato ‘Non ce la beviamo’ sulla questione Talete e gestione del servizio idrico a Viterbo e provincia.
Una riunione a cui hanno preso parte vari esponenti del comitato tra cui Massimo Erbetti, anche consigliere comunale di M5s, Francesco Lombardi del coordinamento del comitato, il consigliere Yuri Cavalieri di Civita Castellana. In sala anche Bengasi Battisti ex sindaco di Corchiano e attuale consigliere comunale di minoranza.
“Oggi siamo qui – ha spiegato Celletti – per presentare la nostra proposta. Proponiamo di cancellare l’esperienza di Talete spa e di qualsiasi società per azioni e trasformare la natura giuridica del gestore in un soggetto di diritto pubblico, quindi in consorzio o azienda speciale. Questo è il primo passo, per noi, per accedere ai contributi pubblici, che siano regionali o statali o europei. E in questo modo si avrebbe anche la garanzia per accedere ai prestiti bancari, e noi in particolare indichiamo quelli di cassa depositi e prestiti”.
Poi il focus sui dearsenificatori. “Chiediamo inoltre – ha aggiunto Celletti – di fare ricorso alla fiscalità generale per risolvere i problemi specifici del territorio come il costo enorme dei dearsenificatori perché non è giusto che i problemi di inquinamento se li debbano caricare del tutto i cittadini della provincia colpiti da inquinamento da arsenico”.
Celletti ha poi chiamato in causa il presidente della Regione Nicola Zingaretti. “Noi vorremmo chiamare in causa – ha spiegato – anche il presidente della Regione Nicola Zingaretti, quale principale responsabile dei danni subiti dalla popolazione della Tuscia. Zingaretti è responsabile di aver mantenuto questo modello di gestione privatistica attraverso un ato unico provinciale. Lui non ha fatto ricorso alla fiscalità generale e quindi tutti i cittadini si sono dovuti caricare dei vari costi e dei disservizi”.
E il riferimento alla legge regionale che resta inapplicata. “Dobbiamo fare inversione di rotta – ha spiegato Celletti – perché la regione non ha dato seguito a legge regionale del 5 aprile 2014 e addirittura non sono stati ancora individuati quei bacini idrografici, vicini ai comuni, che restituivano alla comunità la scelta della gestione. Per questo porteremo in Regione 12mila firme raccolte e manifesteremo il nostro dissenso con una protesta sotto il palazzo della Regione”.
Il comitato di ‘Non ce la beviamo’ si è poi rivolto ai sindaci. “I nostri interlocutori – ha specificato Celletti – sono poi i sindaci e il presidente della provincia. Chiediamo di applicare la volontà espressa con il referendum popolare del 2011 e quindi chiediamo che il gestore del servizio idrico venga convertito in ente di diritto pubblico. Ricordiamo che l’acqua è un bene primario e su questo non si può fare del profitto. Tra l’altro i sindaci e il presidente della provincia saranno i primi a rimetterci se si dovesse verificare l’eventuale svendita di questo bene pubblico alle multinazionali. Oggi siamo noi a dare un ultimatum ai sindaci e al presidente dell’ato. E’ giunta l’ora di decidere se stare con noi e quindi con i cittadini o con le multinazionali”.
Il comitato di ‘Non ce la beviamo’ contesta le soluzioni proposte da Andrea Bossola, nuovo presidente Talete. “Talete, noi lo diciamo da anni, è una gestione fallimentare – ha aggiunto Celletti – Bossola indica soltanto due soluzioni per il risanamento. Una è l’aumento di capitale della società da parte dei comuni, sapendo che non è praticabile. L’altra è la cessione di quote di Talete a privati o addirittura la scelta di un gestore privato. Del restio noi sappiamo che Bossola ha l’incarico di portare a termine la privatizzazione, sostenuto tra l’altro dai partiti privatizzatori e dai quei sindaci che obbediscono a quell’ordine di partito. Noi oggi siamo qui perché crediamo sia arrivata l’ora di dare una svolta decisiva al nostro servizio idrico e che sia arrivata l’ora di superare l’esperienza di Talete ma non attraverso le soluzione prospettate dal presidente Bossola, che tra l’altro noi non consideriamo come nostro interlocutore se non per alcune domande che noi vogliamo rivolgergli”.
Questi gli interrogativi sollevati e a cui si chiede una risposta da parte di Bossola. “Chiediamo chiarezza – ha aggiunto Celletti – sulle bollette che i cittadini stanno ricevendo in questi giorni con voci di spesa molto generiche, con addebiti e accrediti diversi con somme esorbitanti e spese acquedotto intorno ai 70 euro. Inoltre non capiamo il perché stiano arrivando bollette in maniera molto ravvicinata, la penultima a settembre e un’ultima in questi giorni. Poi ci è arrivata voce che sia stata incaricata nuova ditta, iplanet srl, per rilevatura dellalettura dei contatori e noi chiediamo ‘come? in subappalto? non bastava esercito di Talete per questo?’. Infine i cittadini ci riferiscono del distacco dei contatori per dimenticanza di una sola bolletta e quindi per importi esigui. Allora noi concludiamo dicendo che non siamo di fronte alla lotta a grandi evasori, qui è una lotta verso le famiglie e la povera gente.
E la conclusione di Celletti: “Tra l’altro se non si interviene sulla composizione dell’ato queste due soluzioni sono destinate a riprodurre le stesse dinamiche che hanno portato la Talete a questa situazione deficitaria”.
A prendere la parola anche Francesco Lombardi che ha ribadito la richiesta di “conversione del gestore in azienda di diritto pubblico” perché “questa è l’unica via che possa far superare lo stato di crisi attuale che sta vivendo Talete e accedere così ai contributi regionali e ai contributi bancari”.
Poi l’intervento di Massimo Erbetti che si è rivolto ai sindaci dei comuni. “Il problema – ha detto – è che Bossola ha dato una sorta di ultimatum ai sindaci, ossia che entro il 30 novembre i sindaci dovranno dire cosa fare di Talete. E quindi se aumentare capitale sociale, e non c’è possibilità di farlo, o se dare una quota ai privati. Una decisione che i sindaci prenderanno in autonomia perché con la vigente normativa è il sindaco che è il socio e non il comune. Noi quindi chiediamo che i sindaci, prima di prendere decisione, vengano in consiglio comunale a votare una delibera di consiglio. Altrimenti il rischio è quindi agiscano secondo il proprio indirizzo politico. E non va bene perché l’acqua è bene di tutti. Il mio è un appello perché tutti devono metterci la faccia”.
Poi Erbetti ha chiesto maggiore trasparenza. “Era stato dichiarato – ha concluso – che se fosse stato fatto l’aumento di dicembre Talete avrebbe potuto ricevere prestito di 35milioni. Oggi Bossola smentisce quello che aveva detto presidente Parlato. Ma non c’è un atto scritto che documenta ciò? E allora io ho fatto richiesta di accesso agli atti per capire la corrispondenza tra Talete e i comuni e se questo prestito arriverà mai”.
Anche Yuri Cavalieri, consigliere comunale di rifondazione comunista a Civita Castellana, è intervenuto per concordare con le richieste del comitato e riferire della situazione del suo comune. “Noi a Civita Castellana abbiamo presentato un’interrogazione, con i 5 stelle, al sindaco – ha affermato – per capire cosa ne pensasse sulle entrate private in Talete. Nonostante siano passati i 15 giorni, come da regolamento da statuto, non ci è arrivata risposta. La domanda è stata fatta il 30 settembre”.
Poi si è rivolto al sindaco Franco Caprioli. “Nel 2015 – ha aggiunto il consigliere comunale – è stata presentata una mozione e tutti votarono all’unanimità per applicazione della legge 5 della regione Lazio. Ora il sindaco quindi non dovrebbe tentennare e quindi invitiamo il sindaco Caprioli a rispettare quel voto”.
E la conclusione. “Il problema della Talete – ha concluso – è che dietro ci sono i sindaci e la politica e che il cda di Talete è espressione delle forze Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia che si spartiscono in base ai propri interessi il cda della Talete. Come amministratore riporto poi gli interessi dei cittadini e le loro proteste per l’assenza di interventi sul territorio, l’assenza di interventi sulle fognature e sulla manutenzione dell’acquedotto. E poi i pochi dipendenti operativi della Talete. bisogno società di diritto pubblico che possa accedere ai fondi di diritto pubblico”.
Oggi sarebbe stato anche il giorno in cui il Tar doveva decidere in merito al ricorso presentato da alcuni comuni (Bagnoregio, Farnese, Grotte di Castro, Proceno, Ronciglione, Monte Romano, Fabrica di Roma e Villa San Giovanni) contro l’ingresso obbligato in Talete. Tutto sospeso perché la decisione è stata rinviata al 14 novembre.
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