Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Al via il processo alla "banda del gobbo" - Parla una teste - In 4 alla sbarra per i colpi a Moda Gioiello e Banca Cattolica, dove per tre quarti d'ora furono sequestrati in 13 tra impiegati e clienti

“Uno dei rapinatori aveva un’andatura incerta, l’altro denti radi e ingialliti”

Condividi la notizia:

Il sostituto procuratore Michele Adragna

Il sostituto procuratore Michele Adragna

Montefiascone – (sil.co.) –  Al via il processo per rapina aggravata alla “banda del gobbo”. La difesa mette in discussione il riconoscimento, ma una teste non ha dubbi: “Uno dei rapinatori aveva un’andatura incerta, l’altro i denti radi e ingialliti”.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei i quattro presunti autori, tutti italiani, di due colpi a mano armata commessi a Montefiascone tra il 2012 e il 2013, uno ai danni della gioielleria Moda Gioiello e l’altro alla Banca Cattolica.

Tra loro il presunto basista, un uomo del posto complice del gruppo criminale, in trasferta da Roma nel Viterbese.

Quindici le vittime, tra i quali il titolare e un cliente della gioielleria, rapinata da due banditi mascherati verso le 12,30 del 31 maggio 2012, e le tredici persone tra clienti e impiegati presenti nell’istituto di credito, dove due banditi hanno fatto irruzione armati e col volto travisato attorno 15,50 del 5 febbraio 2013, restando all’interno tre quarti d’ora prima dell’apertura temporizzata del caveau, per poi darsi alla fuga con un bottino di circa 50mila euro.


Sulle tracce della “banda del gobbo”

A novembre 2013, due dei presunti responsabili, due cognati romani di 51 e 57 anni, furono arrestati dai carabinieri per tre rapine in banca messe a segno a Gubbio. Traditi dai filmati della videosorveglianza, sono saliti agli onori delle cronache umbre come “la banda del gobbo”, per le caratteristiche fisiche di uno dei due: il modo di camminare, la gestualità delle mani, ma soprattutto un’accentuata curvatura della parte superiore della schiena. Che in barba alla superstizione non gli ha portato fortuna. In breve gli investigatori, grazie al fiuto e col supporto delle banche dati, sono risaliti anche ai colpi commessi nel Viterbese e ai due presunti complici. Uno avrebbe fatto da palo, l’altro sarebbe il basista che ha contribuito al raid “made in Tuscia” della banda del gobbo. 


Il colpo alla Banca Cattolica

Davanti al collegio, ieri, il cassiere e la vicedirettrice dell’istituto di credito hanno ricostruito per il pubblico ministero Michele Adragna l’assalto dei due banditi mascherati.il 5 febbraio di quasi sette anni fa.

“Uno era alto circa 1,80 e robusto, l’altro circa 1,70 e più esile, indossavano dei passamontagna e delle sciarpe per travisare il volto, uno aveva degli occhiali da vista con la montatura scura pesante e antiquata, l’accento era romano. Uno ha tirato fuori una pistola di colore nero di piccole dimensioni, l’altro teneva una mano in tasca come se ne avesse avuta una”, hanno detto entrambi.

Più dettagliata la deposizione della vicedirettrice, che ha effettuato in aula un nuovo riconoscimento fotografico del più robusto. “E’ stato sfortunato, perché assomiglia a una persona che conosco, ricordo bene la sua andatura particolare, non proprio claudicante, ma particolare, incerta”, ha detto la donna, che ha mancato per un soffio il pulsante dell’allarme, prima di essere bloccata da uno dei rapinatori. Poi ha aggiunto: “Il più basso aveva i denti radi e molto ingialliti, da fumatore accanito. Entrambi, invece, avevano scarpe antinfortunistiche, sporche di calce e cemento, come se fossero venuti da un cantiere edile. Non ci hanno minacciati, anzi erano gentili, mi davano del lei. A circa metà rapina qualcuno dalla strada ha suonato il clacson come per sollecitare di fare presto, suppongo fosse il palo”

In tredici tra dipendenti e clienti, man mano che arrivavano, si sono ritrovati chiusi nell’ufficio del direttore, in attesa che il caveau si aprisse, arraffando le banconote e lasciando gli spicci prima di scappare.


La rapina da Moda Gioiello

Era quasi l’ora di chiusura del 31 maggio di sette anni e mezzo fa quando l’aspirante cliente sentito ieri come teste ha suonato alla gioielleria di via Dante Alighieri.

“Mi è venuto incontro un rapinatore travisato, facendomi vedere un’arma nascosta sotto il giubbino scuro, poi mi ha chiuso in bagno con la titolare. Aveva un fazzoletto e un cappellino da baseball, alto circa 1,75, robusto, sui 40-45 anni, con occhiali da sole scuri. Dentro c’era anche un altro, l’ho visto a circa 5-6metri, vicino cassaforte, più piccolo e esile”, ha detto il testimone, descrivendo sommariamente i rapinatori. 

La titolare di un negozio vicino, che ha visto i banditi darsi alla fuga a piedi verso via Cannelle, qualche giorno prima aveva assistito a un sopralluogo. Sentita anche lei dall’accusa, ha detto: “Il 29 maggio vidi movimenti sospetti, verso le 11.30-12. Ne parlai con il fruttivendolo. C’era un uomo che usava un telefono. E’ rimasto lì per circa 20 minuti, camminava andando avanti e indietro nello spiazzo davanti alla gioielleria”. Il pm Adragna ha fatto notare come sia importante per i tabulati. 

Si torna in aula il 3 marzo per sentire i testimoni della difesa.


Articoli: Rapine in banca e gioielleria, “banda del gobbo” a processo – Pistole in pugno rapinano banca


Condividi la notizia:
6 novembre, 2019

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/