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Crisi in comune - Lettere - Antonella Bruni scrive al sindaco dimissionario

“Caro Giulio, vai in consiglio e difendi il tuo lavoro”

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Il consiglio comunale

Il sindaco di Viterbo Giulio Marini

Il sindaco di Viterbo Giulio Marini

Riceviamo e pubblichiamo – Si può interrompere, come nel mio caso, l’impegno politico e istituzionale diretto, ma non ci si può dimettere da cittadino ed è in tale veste che vorrei proporre alcune semplici riflessioni.

A Viterbo, le ultime elezioni comunali sono state vinte dal centrodestra, il quale ha espresso il sindaco, la giunta e una solida maggioranza in consiglio comunale.

La situazione è andata progressivamente mutando, complice una crisi economica che non fa sconti e che solo venditori di fumo possono dichiarare sulla via della risoluzione.

L’amministrazione ha perso la collaudata esperienza dell’attuale presidente della provincia, che ha gestito correttamente gli affari correnti del primo periodo. Marini non è più parlamentare ed è quindi cessato il filo diretto con il governo centrale che, peraltro, non è certamente quello voluto dagli elettori, bensì il frutto di un vero e proprio golpe istituzionale.

Il progetto aeroporto si è rivelato, per quello che era fin da principio, ovvero una chimera irrealizzabile per i costi spropositati che la sua realizzazione avrebbe richiesto, ammessa e non concessa la fattibilità tecnica e la convenienza nel medio periodo.

Su questi elementi, a mio parere, è montata la crisi attuale, sulla quale appare opportuno fare chiarezza.

Ove il bilancio venga presentato in consiglio comunale e a seguito di votazione non sia approvato, l’amministrazione decade immediatamente; è un caso di scuola, sul quale qualsiasi amministrativista o politico esperto non ha il minimo dubbio. La tesi del segretario comunale, ovvero la ripresentabilità dopo una votazione negativa, ha come unico pregio la fantasiosa interpretazione di norme ben precise.

Quindi bene ha fatto il presidente del consiglio comunale a informare di quanto accaduto la Prefettura, che è organo di controllo, per quanto di competenza. Appare invece sorprendente il silenzio della dottoressa Scolamiero, che sembra autorevolmente avallare una situazione invece pericolosamente anomala.

Fin qui l’aspetto storico, giuridico ed istituzionale, ma un’amministrazione è frutto essenzialmente di un accordo e di una costante mediazione politica. Quando un bilancio non viene votato dalla maggioranza, si è di fronte ad un corto circuito, che deve essere immediatamente isolato prima che l’intero impianto bruci.

Sarebbe stato meglio non andare a votazione, se vi erano dubbi, cercare una soluzione all’interno della maggioranza, se possibile e se non possibile il Sindaco doveva presentarsi in consiglio comunale e rassegnare le dimissioni, prima e non dopo, perché se una barca va a fondo non è certamente positivo fare affogare tutti i passeggeri.

Le quadrature politiche, in generale, non si cercano nelle logge, nei salotti o nelle sedi di lobbies oscure, ma di fronte ai rappresentanti che i cittadini, liberamente, hanno eletto a rappresentare ed è assurdo pensare che essi non siano in grado di giudicare gli avvenimenti.

Similmente, le dimissioni non si presentano alla stampa, trasformando un atto di grande responsabilità in una farsa priva di qualsiasi valore legale.

Caro Giulio, con l’amicizia di lunga data, che non contempla necessariamente una condivisione assoluta e acritica, t’invito a pensare da cittadino e da uomo delle istituzioni quale sei: vai in consiglio comunale, vai subito e lì difendi il tuo operato, se puoi e se questo non è realizzabile, affidalo al giudizio di nuove elezioni, che non sono la fine del mondo, ma solo un nuovo inizio, magari anche migliore.

Antonella Bruni


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10 settembre, 2012

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