Viterbo – “Quello che sta accadendo è folle”. Le ultime bollette Talete, salate per molti utenti, hanno colpito anche il sindaco Giovanni Arena.
Rispondendo in consiglio comunale a Chiara Frontini (Viterbo 2020), non è impreparato sull’argomento. “Non per tirare in ballo un caso personale – spiega Arena – a mia suocera che vive da sola e ha 89 anni, sono arrivati circa 800 euro da pagare”. Oltre i confini della realtà: “Qualcosa di paranormale”. Eppure, normalità per molti, recapitata vai posta sotto forma di bollettino.
“Adesso – osserva Arena – è arrivato l’addebito del deposito cauzionale, i conguagli dal 2015 che l’utente subisce. I cittadini sono esasperati. Ho chiesto al presidente Ato Nocchi, di andare in regione, insieme a cinque sindaci. A Roma devono prendersi le loro responsabilità.
Questa situazione con Talete sta creando danni enormi anche a noi come amministrazioni e tutti stiamo subendo questo atteggiamento”.
La società idrica sta cercando di recuperare quanto più possibile le morosità per sopravvivere, anche se il presidente Bossola ha detto già che si tratta di un’operazione insufficiente. Servono investimenti e i sindaci sono chiamati a decidere.
“C’è in corso questo recupero – osserva Arena – ma bisogna capire dove porterà. Se andremo comunque a sbattere lo voglio sapere prima. Fino a questo momento ho cercato d’essere dialogante, ma ora è tempo di prendere una posizione netta. La regione, essendo questo un Ato debole, deve prevedere risorse”.
Viste le premesse, l’aumento approvato a inizio anno dai sindaci andrebbe rivisto, dal momento che non è servito a ottenere i fondi sperati. “Se i presupposti non ci sono più – fa notare Chiara Frontini – si chieda all’assemblea dei sindaci di tornare indietro e ridurre le tariffe”.
A Luisa Ciambella, capogruppo Pd, non piace molto che ci si appelli ora alla regione. “Quando ormai i buoi sono usciti dalla stalla. Talete aveva possibilità di salvarsi. Quanto accaduto riguarda solo chi ha gestito da tre anni a questa parte e la politica non riesce ad assumersi le proprie responsabilità.
Quando avrebbero dovuto, i sindaci, Arena compreso, non hanno alzato la testa, pure per l’aumento della tariffa che doveva servire a ottenere un finanziamento mai arrivato”.
Nonostante tutti i problemi, però: “Noi comunque abbiamo fatto l’acqua pubblica – interviene Giulio Marini (FI) – altri hanno fatto l’acqua privata”.
Ma c’è un altro aspetto: “Attenzione – fa notare Giacomo Barelli (Forza Civica) – noi parliamo di Talete, ma non dimentichiamoci che ci lavora molta gente e se la società sopravvive o meno, non è la stessa cosa. Possono perdere il loro posto”.
Il sindaco Arena ha parlato in consiglio comunale ieri mattina, dopo essere intervenuto alla conferenza dei sindaci Ato Lazio Nord, che raccoglie i comuni della Tuscia nel servizio idrico.
I sindaci, in un documento criticano l’operato Talete per l’intenzione di: “ottenere dalla sola tariffa le provviste economiche necessarie alla sua operatività”. Col rischio che il servizio aumenti di molto e a pagare siano sempre quelli che nel tempo lo hanno sempre fatto regolarmente.
Per questo l’Ato chiede di obbligare tutti i comuni ancora fuori a entrare in Talete, purché si costituisca un’imposta di scopo per gli investimenti. Ma non solo.
Servono soldi e i sindaci sostengono che vadano trovati in un: “programma organico di finanziamenti regionali a fondo perduto e altri sostenuti dalla Cassa depositi e prestiti.
Poi l’applicazione di una tariffa unica regionale.
Proposte che si allontanano da quelle della società idrica, il cui presidente Bossola aveva messo in evidenza la difficile situazione in cui versa.
Giuseppe Ferlicca
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