Viterbo – La crocifissione di Viterbo è un’opera autentica e risale circa al 1540, il periodo in cui Michelangelo frequentò la città dei Papi. I risultati delle analisi scientifiche presentate ieri al museo Colle del duomo confermano tutte le migliori ipotesi avanzate negli anni dagli studiosi.
“Grazie alla datazione al carbonio – annuncia lo storico dell’arte Antonio Rocca – possiamo considerare la Crocifissione di Viterbo come il manifesto del circolo degli Spirituali. Un gruppo di cui fecero parte Michelangelo, Vittoria Colonna, Bernardino Ochino e altri grandi nomi della cultura e dell’arte del Rinascimento”.
“Gli studi scientifici – racconta Gianpaolo Serone di Archeoares – dovevano verificare diverse ipotesi maturate dall’analisi visiva dell’opera e scongiurare il rischio che si trattasse di un falso o dell’opera di un artista tardo. Per fortuna è andata come speravamo”.
“Il paesaggio ritratto sullo sfondo – spiega Serone – ha degli elementi chiaramente ricollegabili alla Viterbo del Cinquecento. La figura di san Giovanni risente in maniera evidente dell’influenza artistica di Michelangelo. Il volto di Cristo e la Maddalena, i cui tratti del vestito risalgono al tardo Cinquecento, sono stati aggiunti in un secondo tempo. Il perizoma di Gesù è rosa e il cielo è dipinto all’alba, segno di una dottrina artistica e culturale che voleva indicare la crocifissione come un momento di gioia, poiché dava inizio alla resurrezione e al perdono”.
A illustrare la ricerca scientifica è Claudia Pelosi, dell’università della Tuscia. Il lungo lavoro d’analisi, che ha coinvolto numerose altre accademie e anche società private, ha scandagliato ogni frammento della Crocifissione. E alla fine, spiega la ricercatrice: “Con la datazione al radiocarbonio, si è arrivati alla conclusione che la tavola è stata ricavata da un cipresso intorno al 1500, con un’approssimazione di 25 anni in più o in meno”.
“La prima metà del ‘500 è un periodo in cui Viterbo fu al centro dello scacchiere politico nazionale. Nell’epoca del vescovo Egidio la città visse un grande fiorire d’idee” torna a spiegare Rocca.
“Nel 1541 – ricostruisce lo storico dell’arte – arrivò qui Reginald Pole, cugino del re d’Inghilterra, che era stato chiamato dal papa. Attorno a lui si costituì il circolo degli Spirituali, anche noto come Ecclesia Viterbiensis, che operava per favorire il dialogo tra la chiesa cattolica e quella protestante nel pieno del concilio di Trento. E la Crocifissione è un prodotto di quel gruppo, perché indicare la morte di Cristo in croce come un momento di gioia è una rivoluzione dei vecchi canoni dell’arte sacra, da intendere come un’apertura verso i protestanti”.
“Un altro elemento che consente di collocare la Crocifissione attorno al 1540 è nella posizione dei ladroni vicino a Gesù, ritratti legati alla croce – aggiunge Rocca -. Nel 1565, alla fine del concilio, arrivò l’indicazione di raffigurare i ladri crocifissi e non legati. E da lì in poi, infatti, i ladroni disegnati come li vediamo nella Crocifissione di Viterbo furono sempre più rari”.
Alessandro Castellani
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