Viterbo – (r.s.) – La Tuscia si lecca le ferite dopo l’ondata di maltempo. A risentirne maggiormente è stato il litorale: Tarquinia e Montalto, dove secondo Confagricoltura “i danni potrebbero ammontare a vari milioni di euro per il settore primario”. Le forti e intense piogge dei giorni scorsi e l’esondazione dei fiumi Marta, Mignone e Fiora “hanno allagato campi con conseguente asfissia radicale dei seminativi e danni alle infrastrutture agricole”. Fortemente compromesse soprattuto le coltivazioni di cavolfiori, finocchi, grano e orzo.
Ingenti i danni anche agli allevamenti. “Nelle campagne – è il nero bilancio di Coldiretti – si registrano animali isolati, foraggi per alimentazione del bestiame perduti, piante sradicate, serre divelte, semine in difficoltà, ortaggi distrutti, frutteti affogati, attrezzature e macchinari agricoli rovinati e capannoni scoperchiati”. Ma per la confederazione dei coltivatori diretti “non servono elenchi dei disastri, quanto soluzioni immediate dalla politica”.
I sindaci di Tarquinia e di Montalto di Castro hanno chiesto lo stato di calamità naturale. Il nubifragio non si è abbattuto solo su campi e campagne, devastandoli. Le mareggiate hanno gravemente danneggiato anche gli stabilimenti balneari e hanno fatto scomparire quasi completamente le spiagge. “Questa situazione – sottolinea il comune di Tarquinia – ha compromesso, in alcune zone, la prossima stagione balneare mettendo a rischio diverse imprese”. Danni incalcolabili hanno subito le pinete vicine al mare e la riserva naturale delle Saline.
“Ad oggi – racconta Alessandro Giulivi, sindaco di Tarquinia – solo una piccola lingua di terra separa le Saline dal mare. Un danno inimmaginabile. Come importanti sono stati i danni all’agricoltura: non sarà possibile coltivare i campi per tutta la stagione invernale. Gravi i danni anche alle condotte fognarie e alle reti stradali. Le strade di campagna sono impercorribili e totalmente da rifare. Le mareggiate hanno reso inutile il ripascimento del litorale degli anni scorsi costato 15 milioni di euro. Insomma, una ‘bella’ conta. Per milioni di euro”.
Giulivi spiega: “Prevedere le ondate di maltempo è possibile. Anche questa volta è stato fatto, lanciando l’emergenza meteo che ha permesso di evitare danni a persone. Ma le esondazioni dei fiumi sono imprevedibili. Il Mignone ha, per sua natura, carattere torrenziale e quando piove intensamente si ingrossa in pochissimo tempo e straripa. Il Marta ha esondato dove deve esondare, ovvero a monte e non a valle. Di conseguenza, è impossibile prevenire gli allagamenti dei campi e anche gli agricoltori ne sono ormai consapevoli. Questi eventi meteorologici così avversi non sono più straordinari. Se fino a qualche anno fa avvenivano ogni 10, 15 anni, ora si ripetono dopo poco tempo. E dobbiamo imparare a farne i conti”.
Ma di chi è la colpa? “La nostra – afferma Giulivi -. O meglio di amministratori che negli anni passati invece di fare politiche di prevenzione hanno fatto e vorrebbero ancora fare politiche insensate. La colpa è nostra per tutto ciò che abbiamo e che qualcuno vorrebbe ancora buttare nell’atmosfera. Tipo con il termocombustore. Nel 2020 c’è ancora chi vuole giocare con cose che hanno ricadute negative anche sulla salute”. L’affondo del sindaco è al progetto dell’impianto di recupero energetico (termovalorizzatore) di località Pian d’Organo – Pian dei Cipressi proprio nel comune di Tarquinia.
Secondo i meteorologi dell’aeronautica militare, oggi sul litorale viterbese le piogge dovrebbero concedere una tregua. Riaprono le scuole a Montalto e a Tarquinia, mentre restano chiuse a Pescia Romana. Ma per problemi all’impianto di riscaldamento che, spiega il primo cittadino Sergio Caci, “non può ancora essere messo in funzione”. L’allerta resta comunque alta e i fiumi costantemente monitorati. “Il centro operativo comunale – fa sapere il sindaco Giulivi – rimane aperto e ieri pomeriggio il Marta e il Mignone hanno nuovamente superato il livello di guardia, ovvero i 4,70 metri. Il rischio, ma non è prevedibile, è che tornino a esondare nelle zone di campagna”.
Sorvegliato anche il Tevere, che comunque in questi giorni non ha mai toccato quote rilevati per l’incolumità di persone e cose. Il picco di piena è stato toccato alle 15,30 di domenica: all’idrometro di Orte Scalo ha segnato i 6,8 metri. L’ultimo aggiornamento della protezione civile, che risale alla mezzanotte tra domenica e lunedì, lo dà a 4,75 metri, sempre all’idrometro di Orte Scalo. Ma la sua portata sarebbe in diminuzione.
Gallery: L’esondazione a Tarquinia dall’alto
Articoli: Comune di Tarquinia: “Colture devastate e danni incalcolabili a stabilimenti, riserva naturale e pinete” – Coldiretti: “Maltempo, non servono elenchi dei disastri ma soluzioni immediate dalla politica” – Confagricoltura: “Maltempo, danni per milioni di euro in agricoltura”
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