Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le liste d’attesa per tante prestazioni, visite ed esami, sono in tanta parte del nostro paese sempre più lunghe, per avere una prestazione in tempi minimi vanno da 4 ai 9 mesi.
Tutte le regioni dovrebbero garantire ai propri cittadini la tempistica prevista dalla normativa vigente (urgente, comunque entro 72 ore. Entro 10 giorni. Differibile, entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami diagnostici) ma in tanti, troppi casi, le strutture non sono in grado di farvi fronte.
Le misure a oggi adottate da alcune regioni per affrontare la questione dei tempi d’attesa, ad esempio il sanzionare il cittadino che non si presenta all’appuntamento fissatogli, il blocco temporaneo dell’attività libero professionale intramoenia, riservando al cittadino solo l’eventuale partecipazione al costo della prestazione attraverso il ticket, ancorché opportune non risolvono il problema.
Molti, troppi cittadini sono costretti a cercare risposte altrove, in particolare rivolgendosi al privato, convenzionato e non, che riesce a erogare molte di tali prestazioni in tempo celeri, a un costo in tanti casi equivalente, vista l’onerosità dei ticket richiesti agli stessi dalla struttura pubblica.
Le liste d’attese non sono ineluttabili, non sono meramente riconducibili al ruolo dei medici di base, all’appropriatezza della richiesta di prestazione avanzata.
Serve una politica nazionale adeguata in materia, che faccia perno su una diversa modalità di rapporto fra le strutture di base e quelle ospedaliere, su un piano di maggior utilizzo delle strutture diagnostiche e di laboratorio pubbliche, che passa e soprattutto attraverso un’adeguata dotazione organica, serve tornare a investire nella sanità pubblica, le liste d’attesa si possono e si debbono superare.
Luigi Caria
Federazione di Viterbo Pci
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