Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La festa nazionale della Romania, che si è appena festeggiata a Viterbo e in migliaia di manifestazioni sparse per la penisola italiana, rappresenta un momento di orgoglio per il popolo romeno, il rinvigorimento del senso di appartenenza ad un territorio comune, la Romania, appunto.
Eppure a questa apparenza emerge un’altra verità: questo avvenimento risveglia sentimenti di ostilità per tutto ciò che non è rappresentativo dei più, della massa, dei benpensanti che credono in una identità nazionale come frutto di una selezione elitaria di un popolo che esclude le etnie secondarie e minoritarie. Eppure l’identità di un popolo è frutto di commistioni, compromessi, influenze, anche di guerre e persecuzioni come di accoglimenti ed integrazioni tra genti diverse.
La storia e la civiltà romana, da cui fa seguito quella romena, ne sono testimonianza. La società si evolve nel tempo, accoglie e fa proprie le influenze culturali e sociali che nel tempo altre popolazioni portano con sé attraverso i flussi migratori.
Quale è l’identità romena oggi? Può una giornata che rappresenta l’unità di un popolo dividere anziché unire? Ebbene questo è accaduto a Viterbo! L’intervento di una cantante di origine Rom, famosissima nel suo paese, appunto la Romania, Nicoleta Guţă, è stato motivo di divisione che ha investito anche ambienti rappresentativi dello stato e del mondo della cultura. Dietro la veste di rispetto della tradizione autentica (e qualcuno mi dovrà spiegare cosa vuol dire tradizione autentica), si cela un velato razzismo che esclude un popolo e una cultura che è parte integrante dello stato romeno da più di 500 anni.
La stessa ambasciata, per una “svista” non ha tenuto presente la comunicazione che la “Comunità Italo Romena di Viterbo” ha effettuato con largo anticipo con un programma molto più vasto di quello che poi è stato realizzato, ma ha avuto la prontezza di mostrare la sua contrarietà in maniera non ufficiale appena resasi conto della presenza di Nicoleta Guţă.
Gli stessi romeni, professanti l’unità e l’alleanza della popolazione romena in diaspora, non si sono trattenuti nel commentare sia privatamente che pubblicamente l’avversità a questa ingombrante presenza oltre che, cosa più grave, tentare di dividere la stessa comunità con ulteriori manifestazioni rafforzando così, volontariamente o involontariamente, quel sentimento di odio e divisione che, le stesse organizzazioni dovrebbero combattere.
La stessa cantante, visti gli attacchi sui social sia della comunità che suoi personali, ha disdetto, indignata, l’apparizione in pubblico all’ultimo secondo. Vorrei ricordare a questi soggetti, appartenenti e non all’associazionismo, alle ambasciate, gente comune, che nel 2005, dodici paesi europei (Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovacchia, Spagna e, appunto, anche la Romania) hanno lanciato l’iniziativa “Decade per l’inclusione dei Rom 2005-2015”.
Questi paesi si sono accordati e impegnati affinché migliorassero le condizioni socio-economiche e l’inclusione sociale dei Rom. La Romania è il paese dove i Rom rappresentano la più grande minoranza e nello stesso tempo la più grande comunità Rom del mondo. Questo comporta che la stessa nazione romena ha al suo interno nuclei di folklore, cultura e tradizioni che inevitabilmente hanno influenzato la cultura dominante.
Nel campo del repertorio musicale romeno, vorrei aggiungere, l’idea di folklore non si ferma solo al genere della Transilvania: in Romania, come scrive Gianluca Grossi, non esiste un solo mondo musicale ascrivibile al folclore, ma molti sub-generi, spesso fra loro contrastanti e lontani dal punto di vista evolutivo. Gli stessi addetti ai lavori, perlopiù musicisti tradizionali, hanno le idee confuse e incappano in tesi diverse e contraddittorie. In Romania esiste la musica della Transilvania, quella lautareasca, l’etno, il crossover, idiomi che rimandano all’epopea sefardita e agli artisti rom.
Questa è anche Romania, piaccia o non piaccia. Nella rivista “Orizzonti Culturali Italo Romeni” si legge che la manea è un genere musicale che ha raggiunto un largo pubblico a partire dagli anni ’80 e in Romania si è particolarmente diffuso ed è oggi ascoltato soprattutto nelle periferie urbane, con una forte penetrazione anche in ambito rurale, specialmente tra la popolazione giovanile dei sobborghi chiamati mahala.
La musica è elemento unificante, aggregativo, in cui riconoscersi e riconoscere. Tralasciando che questo spettacolo non è stato il festival delle Manele visto che in programma si sono alternati diversi gruppi artistici specialmente della Moldavia, è emerso una profonda avversione nei confronti di questa corrente artistica in quanto per i più non rappresentative della tradizione.
Virgilio Marino
Vicepresidente comunità italo-romena di Viterbo
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