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– “Ci conoscevamo da venticinque anni. Non so come abbia potuto farmi una cosa del genere”.
Costantino Lampa ha gli occhi della delusione. L’uomo truffato da Barbara Fede, la vigilessa arrestata lunedì, è l’esempio di quanto il destino possa essere crudele, quando ci si mette (fotocronaca * video).
Ha quarantacinque anni e da due non lavora. Un figlio gli è morto, un altro è rimasto invalido. Dalla settimana scorsa, dopo la promessa di un lavoro rivelatosi una bufala, ha mille euro in meno e tanta amarezza.
“Ancora non mi sembra possibile – dice -. C’era un rapporto di amicizia tra me e lei. Questa persona conosceva perfettamente la mia situazione. Sapeva che cercavo lavoro. Forse proprio per questo ha fatto quello che ha fatto e se n’è approfittata”.
Lampa è stato contattato dall’ispettore della municipale Barbara Fede mercoledì scorso.
“Mi ha proposto un impiego come commesso al ministero dell’Interno. Però, ha subito aggiunto che, per iniziare, servivano 5mila euro. Come garanzia, per tenere bloccato il posto di lavoro. Poi mi sarebbero stati restituiti dopo un po’. “Anche col mio compagno hanno fatto così, ma poi glieli hanno ridati”, mi ha detto. Mille li dovevo dare subito, ma non c’era problema. Lei si è anche offerta di anticiparmeli, ma alla fine, il giorno dopo, li ho messi io”.
L’altra tranche, però, Lampa non se l’è sentita di consegnarla sulla fiducia. E così, venerdì è andato a parlare con i carabinieri. Tre giorni dopo, gli uomini del Nucleo investigativo si sono presentati all’appuntamento con la vigilessa. Ore 13, in un supermercato del quartiere Barco. Barbara Fede si è presentata in divisa.
Per lei è scattato l’arresto per truffa e falso commesso da pubblico ufficiale. Il pm Stefano D’Arma le contesta anche la detenzione abusiva di arma, per alcune cartucce trovate nel suo ufficio, ma è un accusa totalmente marginale rispetto alle altre.
Sempre dal suo ufficio, i carabinieri hanno sequestrato materiale informatico, tra cui una pen-drive con una lista di 200 nominativi. Gli investigatori ritengono possano essere altre possibili vittime. Ma per ora l’indagine è ancora in corso. E l’ispettore, attualmente, è agli arresti domiciliari.
“La mia fiducia è stata tradita – conclude Lampa -. Mi auguro, almeno, di poter riavere indietro i soldi che ho perso, dato che devo mantenere un figlio con gravi problemi di salute e sono senza lavoro”. Per ora, ha deciso di tentare la strada dell’accordo con la controparte. Se non dovesse andare in porto, si costituirà parte civile.
Stefania Moretti
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