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Cronaca - Francesco Maria La Cara è stato responsabile del team di test della parte di telecomunicazioni - Il veicolo spaziale è ora a Cape Canaveral pronto per il lancio che avverrà nel 2020

Un viterbese responsabile della costruzione del satellite Solar Orbiter

di Paola Perdomenico
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Francesco Maria La Cara - Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera

Francesco Maria La Cara – Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera - La cara con il responsabile ESA del sistema di telecomunicazione.di Solar Orbiter Marco Mascarella

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera – La cara con il responsabile ESA del sistema di telecomunicazione.di Solar Orbiter Marco Mascarello

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera - La Cara con il responsabile ESA del sistema di telecomunicazione di Solar Orbiter Marco Mascarello

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera – La Cara con il responsabile ESA del sistema di telecomunicazione di Solar Orbiter Marco Mascarello

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera - Il team airbus durante i test ambientali a Monaco

Foto scattata presso IABG mBh Monaco di Baviera – Il team airbus durante i test ambientali a Monaco

Francesco Maria La Cara

Francesco Maria La Cara

Francesco Maria La Cara

Francesco Maria La Cara

Viterbo – Il viterbese Francesco Maria La Cara è stato responsabile del team di test della parte di Telecomunicazioni del satellite Solar Orbiter che ora è a Cape Canaveral pronto per il lancio che avverrà a febbraio del 2020.

Viterbese doc, cresciuto a Santa Barbara, un giorno ha deciso di “mordere la vita” e con la famiglia si è trasferito in Inghilterra. “Mi manca il mio paese, ma ora mi sento più libero e meno impaurito”, rivela il 38enne.

“Vivo a Stevenage – racconta La Cara – e lavoro ad Airbus (sezione Defence and Space) dove facciamo satelliti. Ho partecipato al testing e alla costruzione di Solar Orbiter”.

Facendo un passo indietro: “Mi sono laureato in Ingegneria informatica e delle Telecomunicazioni a Perugia. Nel 2007, ho lavorato a Viterbo, occupandomi della creazione della rete dell’antenna Adsl, poi mi sono spostato alla società di elettronica che sta al Poggino, Gelco, e ad agosto 2015 mi sono trasferito in Inghilterra. In Italia, ero fisso e avevo un contratto a tempo indeterminato, ma, a un certo punto, abbiamo deciso di mordere la vita. Così quando è venuta fuori questa occasione e così mi sono spostato per fare carriera. 

All’epoca, Matteo, il mio primo figlio, era piccolissimo. All’inizio mi hanno fatto 6 mesi di contratto, una pazzia per tante persone, dato che qui in Italia ero sicuro. Volevo provare di più e vedere all’estero come era la situazione.

Dopo questo periodo, dunque, ho conquistato il ‘permanent’, il tempo indeterminato, in Airbus e ho iniziato come Rf test engineer per tutta la parte di testing della sezione Rf comunicazione del satellite.

In seguto sono diventato ‘Ait Comms lead’ a capo di un  team di sei ingegneri (spagnoli, gallesi, inglesi e kasmiri) con cui abbiamo integrato e validato tutta la parte di telecomunicazione del satellite”.

Solar Orbiter, si legge sul sito dell’agenzia spaziale italiana, è la prima missione di classe M selezionata nell’ambito del programma scientifico dell’Esa Cosmic Vision 2015-2025. Il lancio è previsto a febbraio 2020. Il satellite consentirà, per la prima volta, di studiare il Sole da una distanza di 0,28 UA (1 UA è la distanza Terra – Sole) e di osservarne le regioni polari da un’orbita al di fuori del piano dell’eclittica. C’è forte partecipazione della Nasa e il veicolo spaziale è stato sviluppato da Airbus.

“Il satellite vero e proprio lo abbiamo assemblato in Inghilterra e, nel 2018, ci siamo trasferiti a Monaco di Baviera presso la società Iabg per i test ambientali (in termovuoto, test di vibrazione e test elettromagnetici) conclusi a settembre 2019. Da lì, lo hanno portato a Cape Canaveral dove sono andato dicembre per testare che tutto fosse ancora funzionante dopo il trasporto. Ora è pronto in attesa del lancio che avverrà il 5 febbraio.

Bisogna aspettare una finestra particolare, proprio perché è particolare il piano orbitale che deve avvenire intorno a Venere per far sì che il satellite prenda accelerazione per avvicinarsi al sole, dove graviterà con uno scudo protettivo sulla parte frontale che lo proteggerà dalle alte temperature”.

Una vita, la sua, all’insegna delle novità: “Ora ho cambiato dipartimento, sempre in Airbus Stevenage e rivesto il ruolo di validation system team lead, in pratica responsabile di un team di ingegneri per il design e la validazione di banchi di test per payload di satelliti di telecomunicazioni”.

Francesco però non ha ha mai dimenticato le sue origini: “Sono cresciuto a Santa Barbara e ho fatto le elementari alla Pila, nella stessa classe con Mammo Rappo. Mentre scrivevo le procedure di test, infatti, ascoltavo le sue canzoni. Sono viterbese nell’anima. I miei figli, Matteo di 5 anni e Isabella di due, parlano perfettamente inglese e viterbese. Adorano la pizza con la mortadella e sono sempre i più rumorosi nel gridare ‘evviva santa Rosa’ il 3 settembre, ovviamente vestiti da facchino. La viterbesità c’è tutta, anche nella generazione futura”.

Tutto quello che ha realizzato Francesco sa che è dovuto anche “al supporto e al coraggio di mia moglie Antonella Guerriero che mi ha sempre incoraggiato nella scelta di emigrare per avere questo tipo di possibilità. La ringrazio anche per aver portato avanti la nostra famiglia nei periodi in cui ero lontano”.

Ammette comunque di sentire un po’ di nostalgia: “Viterbo ci manca, per tante cose, ma ritorniamo spesso. Stando fuori, dove è tutto più preciso, ci sono lati positivi e lati negativi. Mi manca la tradizione e il sapore di antico che vivi qui. Mi mancano il buon tempo e gli amici… l’Italia è bella, ma il problema sono gli italiani.

In Inghilterra c’è più meritocrazia. Ero il ‘signor nessuno’, ma hanno visto che lavoravo bene e quindi mi hanno dato fiducia. Sicuramente ci saranno raccomandazioni, ma è più raro e se sei bravo ti premiano.

Il passo più importante è quello di rompere la barriera di lasciare la tua nazione. Una volta fatto è vero che perdi tanto, ma acquisti altrettanto in sicurezza professionale e personale. In Italia, infatti, siamo tutti impauriti e immobilizzati se non troviamo il lavoro fisso che poi devi mantenere per tutta la vita in ogni modo. Invece, fuori il feeling è che se arriva un’opportunità migliore, ci si sposta senza problemi e se perdi lavoro, sai che nel giro di poco riesci a ritrovarlo. Mi sento – conclude – più libero e meno impaurito”.

Paola Pierdomenico


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30 dicembre, 2019

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