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Cultura - Stefano Masciarelli parla di “Stavamo meglio quando stavamo peggio?”, lo spettacolo in programma domenica 9 febbraio alle 17 al Teatro Don Paolo Stefani di Caprarola e che si inserisce tra gli appuntamenti curati da Annalisa Canfora, direttrice artistica del Teatro Caffeina

“Facciamo rivivere certi momenti meravigliosi italiani che non ritorneranno più…”

di Paola Pierdomenico
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Stefano Masciarelli

Stefano Masciarelli

Caprarola – “Facciamo rivivere certi momenti meravigliosi italiani che non ritorneranno più…”. Stefano Masciarelli parla di “Stavamo meglio quando stavamo peggio?”, lo spettacolo in programma domenica 9 febbraio alle 17 al Teatro Don Paolo Stefani di Caprarola che si inserisce tra gli appuntamenti curati da Annalisa Canfora, direttrice artistica del Teatro Caffeina. 

Ci sarà un po’ di tutto: malinconia, tristezza ma anche allegria e risate. Passato e attualità. Con tanta musica.

“Porto in scena – dice Masciarelli – uno spettacolo che ho scritto io per un mio amico che è sul palco con me ed è Fabrizio Coniglio. Nasce da un’esigenza che sentivamo andando in giro con le rappresentazioni, in virtù, per esempio, di quello che succedeva ai tempi di Monti e della Fornero. Ci siamo così detti di scrivere questo testo.

Parte tutto da una sorta di mansarda, quelle in cui si depositano i vecchi oggetti. Fabrizio, che interpreta mio nipote, va a rovistare nelle cassettiere e da lì nascono gli spunti. Tutto poi è visibile al pubblico, perché proiettato sul videowall.

Sul palco non saremo soli, perché con noi ci sarà un fisarmonicista elettronico eccezionale, Diego Trivellini, che ha campionato appunto nella sua fisarmonica 115 suoni d’orchestra. Una novità assoluta, perché chiudendo gli occhi sarà come assistere a un concerto della filarmonica di Berlino. Davvero unico”.

Per fare qualche esempio, “nella rivisitazione, mettiamo in contrapposizione, sempre in chiave comica, la lira con l’euro, il gettone telefonico con il telefonino, le fotografie di una volta con quelle che si scattano oggi; parliamo delle vecchie feste in casa di sabato o domenica pomeriggio, dove noi 13enni iniziavamo ad andare in società per conoscere altri ragazzi/ragazze. Adesso non esistono più e i giovani vanno direttamente in discoteca all’una di notte. Oppure i bagni che sono automatizzati. Avete mai provato a lavarvi le mani in un bagno automatizzato rotto? Una tragedia, e quindi viva i pomelli di una volta. Viva il lavandino. Questo è il gioco.

Nelle argomentazioni che ci sono, facciamo rivivere al pubblico questi momenti meravigliosi italiani che non ritorneranno più e domandiamo loro, visto che è uno spettacolo interattivo, se stanno meglio oggi o allora”.

Sulla risposta, per lui, ci sono pochi dubbi: “è il titolo, cioè stavamo meglio quando stavamo peggio. All’interno ci sono molta malinconia e molta tristezza, però, è pur vero che noi facciamo tutto in chiave comica e allegra, e infatti la gente balla e canta. Quando, però, si parla di certi temi o si vedono certe immagini proiettate si hanno sempre dei grandi rimpianti. Tutto è comunque raccontato in modo da farsi grande risate”.

Nella performance viene citato Alberto Sordi, “il nostro fisarmonicista – aggiunge Masciarelli – suona Morricone. Il pubblico ha i brividi e si commuove. E’ uno spettacolo, che, fortunatamente, ci dà delle grosse soddisfazioni facciamo tornare indietro nel tempo gli spettatori, dando allegria e anche un po’ di malinconia, perché, ahimè, non si può tornare indietro”. 

Paola Pierdomenico


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7 febbraio, 2020

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