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Viterbo - La proposta è della consigliera Chiara Frontini (Viterbo 2020) - Contraria la maggioranza - Ombretta Perlorca (Lega): "E' solo una questione personale. Contro Sergio Insogna"

“Consulta del volontariato, vogliamo un presidente eletto direttamente dalle associazioni”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Chiara Frontini

Viterbo – Chiara Frontini

Gianmaria Santucci e Sergio Insogna

Gianmaria Santucci e Sergio Insogna

Viterbo - Il consiglio comunale

Viterbo – Il consiglio comunale

Viterbo - Consulta volontariato

Viterbo – Consulta volontariato

Ombretta Perlorca

Ombretta Perlorca

Viterbo - La minoranza in consiglio comunale

Viterbo – La minoranza in consiglio comunale

Viterbo – “Un presidente elettivo, scelto democraticamente tra i rappresentanti delle associazioni”. E’ la proposta di Viterbo 2020 e riguarda la consulta del volontariato presieduta dal consigliere comunale Sergio Insogna (Fondazione). L’ha presentata ieri mattina in “prima commissione Affari generali” la capogruppo del movimento Chiara Frontini.

Anzi, l’ha presentata di nuovo, visto che la mozione è arrivata sui banchi della commissione già nell’agosto del 2018. Senza mai arrivare nell’aula consiliare di Palazzo dei Priori. E anche questa volta non c’è stata votazione. I consiglieri presenti hanno infatti deciso di rimettere tutto nelle mani del consiglio comunale. Appena sarà possibile.

Gli obiettivi della mozione sono quattro. Il primo. “Adottare – sta scritto nel documento firmato da tutto il gruppo di Viterbo 2020 – un regolamento istitutivo della consulta del volontariato al fine di rendere il presidente della consulta elettivo, scelto con democratica votazione tra i rappresentanti delle associazioni”.

Il secondo. “Istituire la consulta delle disabilità”. Il terzo. “Istituire un tavolo di concertazione per la redazione del piano sociale di zona partecipato, che si riunisca regolarmente ed abbia status consultivo presso l’assessorato ai servizi sociali, con lo scopo di rendere gli investimenti realmente rispondenti ai fabbisogni del territorio e dei destinatari”.

Infine, il quarto. “Istituire – prosegue la mozione di Frontini – la buona prassi del bilancio sociale del comune a cura dell’assessorato al bilancio, da attuare nel primo anno di amministrazione”.

“Una questione personale – ha risposto subito la consigliera Ombretta Perlorca della Lega -. Contro Insogna”. E il clima in aula sia fa subito teso. La maggioranza pensa subito che il documento non sia altro che un attacco al presidente della consulta, nominato dal consiglio. 

Ribatte Frontini. “La nostra proposta punta a far eleggere il presidente della consulta in maniera democratica. Una richiesta che viene direttamente dalle associazioni che sentono la pressione della politica e vivono tutto questo con disagio. Stiamo ponendo un tema politico. La politica deve stare fuori dal volontariato per mettere la consulta nelle condizioni di fare le sue proposte liberamente”.

“Dal confronto con il terzo settore e gli operatori del sociale – sta scritto nella mozione – emerge la necessità di una maggiore collaborazione tra amministrazione e realtà associative che operano sul territorio. E’ perciò necessario fare del contatto diretto con le parti sociali un punto cardine dell’azione amministrativa, al fine di tarare gli interventi sulle reali necessità dei destinatari e attuare una coprogettazione efficace. La consulta del volontariato ha rappresentato in questi anni un importante strumento di partecipazione delle associazioni alla vita cittadina, da implementare nel senso di una sua maggiore incisività sui meccanismi di policy making”.

Interviene a questo punto Valter Merli (Lega). “Non siamo affatto favoreggi alla proposta di Frontini, perché la consulta è partita bene e da quello che sappiamo le associazioni sono soddisfatte”.

“Non è un attacco a Insogna – spiega invece Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020) -. Tant’è vero che quando abbiamo presentato il testo per la prima volta Insogna non era nemmeno presidente”. 

Una presa di posizione che alla maggioranza non basta. A fare sintesi ci prova il collega di partito di Insogna, Gianmaria Santucci (Fondazione). “Va evitato di mettere sotto processo la consulta. Se tiriamo fuori il comune – ha detto – questa diventa un’associazione come un’altra. La consulta, grazie al lavoro di Insogna, sta funzionando bene. Ha una sede, i finanziamenti necessari per andare avanti e ha fatto anche un bando per assegnare i contributi. E la forza della consulta sta proprio nella presenza al suo interno di un consigliere delegato che poi rappresenta le esigenze della stessa in sede di bilancio”.

La consulta vede infatti al suo interno, oltre al presidente, anche la presenza di un consigliere comunale di maggioranza e uno di opposizione. 

“La consulta del volontariato – replica Luisa Ciambella (Pd) – ha avuto tutta una serie di criticità. Adesso bisogna dare voce alle associazioni. Non è un test sul lavoro di Sergio Insogna. Ma un modo per interagire meglio con le associazioni”. 

C’è inoltre la questione del piano di zona del distretto sociosanitario della Asl. La necessità espressa da Viterbo 2020 è quella di rendere la consulta parte attiva per quanto riguarda la programmazione dei servizi sanitari messi in campo. Cosa che finora non avviene, perché l’assemblea delle associazioni di volontariato ha soltanto una funzione meramente consultiva. 

“Il piano sociale di zona – riporta la mozione Frontini – rappresenta il principale strumento di programmazione delle politiche sociali dell’amministrazione comunale e del distretto socio sanitario, nonché la principale fonte di finanziamento dei vari interventi relativi al contrasto al disagio e alla povertà. Un piano di zona partecipato fa sì che gli interventi siano aggiornati e pianificati in stretta collaborazione con le realtà operanti sul territorio”.

Dello stesso avviso Lina Delle Monache (Impegno comune). “La consulta – ha detto la consigliera – così come è, non ha alcun potere. Non solo, ma non consente nemmeno di partecipare ai piani di zona. Cosa invece prevista dal nuovo codice del terzo settore e dal piano sociale della Regione Lazio. Dare maggiori poteri alla consulta, anche attraverso l’elezione diretta del suo presidente, permetterebbe alle associazioni di rappresentare meglio i bisogni sociali del territorio comunale. Cosa da cui le associazioni sono sempre state tagliate fuori”.

Interviene infine Sergio Insogna. “Tutte le associazioni hanno dato conferma del cambio di rotta – ha detto il presidente della consulta -. Non capisco perché si sta parlando di ingerenza politica quando c’è un consiglio composto da 11 persone che rappresentano le realtà associative del territorio. La consulta non è un centro di potere, ma un centro di servizio alle associazioni”. 

Fine della partita. La mozione verrà presentata in consiglio. Con la speranza che non si debba aspettare il 2021 per poterla discutere.

Daniele Camilli


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8 febbraio, 2020

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