Roma – “Se avessi dovuto ragionare per opportunismo e convenienza personale, non avrei preso la decisione che ho preso. Vado a processo, contro la volontà del mio stesso gruppo politico, perché non ho paura. Ho solo difeso la mia patria e fatto il mio dovere di ministro dell’Interno”. Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, nell’intervento di oggi in Senato sul caso Gregoretti.
“Al processo non andrò a difendermi – continua Salvini – ma a rivendicare con orgoglio quello che abbiamo fatto, tutti insieme. Anche col M5s. Non ne posso più di passare per criminale quando ho difeso l’onore del mio Paese. Facciamo decidere a un giudice se davvero ho difeso il mio Paese o se sono un criminale, di modo che nessuno possa più attaccarsi a questo per coprire le sue difficoltà”.
“Il ministro Lamorgese in più di un’occasione ha protratto fino a 10 giorni lo sbarco dei migranti in attesa delle ricollocazioni. Ma io, a differenza vostra, non denuncio Teresa Lamorgese perché sta facendo il suo dovere. Gli avversari in democrazia si battono alle urne, non nelle aule di tribunale” è l’accusa del leader leghista.
“Se c’è bisogno di una cavia, eccomi qua. Non ho paura. Ho fiducia nella terzietà dei giudici – conclude Salvini -. Le politiche di rigore e controllo sull’immigrazione della Lega e del M5s hanno salvato migliaia di vite, è un dato di fatto. Mi dispiace solo per i miei figli, che hanno un padre che domattina passerà sui giornali come un criminale, quando invece ha semplicemente fatto il suo dovere”.
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