Riceviamo e pubblichiamo – Questa città merita maggior rispetto.
Per la sua storia e per il complesso dei valori culturali che sono espressi nelle pietre e negli edifici, negli orti urbani e nelle viscere che nascondono rivi e cunicoli.
Oggi si assiste invece all’ennesimo scempio culturale e urbanistico: un piccolo e brutto parcheggio nel cuore della città, quella Valle di Faul che sarebbe potuto essere un Parco urbano tra i più belli d’Italia, punto di rilancio per una immagine sbiadita del capoluogo, ormai luogo anonimo sulla carta delle emergenze Italiane.
Ed è “sofferenza civica” quella che si prova anche solo a immaginare quello spazio invece valorizzato nella sua essenza, come spazio verde, riscoperto a partire dalle origini, opportunità per educare i cittadini alla riscoperta di una vocazione sociale della spazio urbano. La storia della propria città.
Anche nei paesi più piccoli è ormai inconcepibile – proprio ricorrendo alla edilizia partecipata con i privati che il sindaco Marini tanto ama – immaginare un parcheggio che non preveda la possibilità di porre le auto sotto la superficie, anche con più piani e box auto privati, così da utilizzare quella soprastante come piazza o parco.
La scelta di questa amministrazione, autoreferenziale, è di non ricorrere alle competenze, ma di procedere con il proprio intuito, così ogni occasione si rivela utile per seppellire le peculiarità di Viterbo sotto cumuli di interventi banali e anonimi.
Viterbo si trasforma in una città di “nuova fondazione”, un autogrill per viaggiatori distratti che possono entrare da porta Faul e ricordare quella valle come il “parcheggio” di Viterbo. Come molti dicono, più simile a un cimitero che a una piazza.
Umberto Cinalli (Sel)
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