Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni siamo subissati di notizie sul coronavirus, la sua diffusione e i dati epidemiologici che lo riguardano. Un fenomeno che ci tocca tutti da vicino e che sta facendo preoccupare la società intera per le ricadute che può avere a livello sanitario ed economico, a causa della chiusura di scuole e lo spopolamento di attività commerciali e spazi ricreativi come cinema, palestre e ristoranti.
Quello che sta succedendo, però, sta offuscando una tragedia che continua senza far rumore e che ormai è diventata una costante delle pagine di cronaca dei quotidiani, tanto da passare inosservata: il continuo e crescente fenomeno dei femminicidi e la denigrazione della figura della donna in ogni sua espressione, a partire da quella lavorativa.
Pensiamo al “gender gap”, il divario salariale, che corre, a parità di mansione, fra lo stipendio di un uomo e quello di una donna nell’arco di una vita lavorativa. La differenza la fa non solo la disuguaglianza di paga oraria lorda nelle aziende che non applicano i contratti, ma anche il ricorso delle donne all’istituto del part time o addirittura del licenziamento dettati dalla necessità di badare ai familiari, dalla mancanza di servizi, o dall’azienda stessa.
E’ solamente di un paio di giorni fa la notizia dell’ennesima donna morta in ospedale a seguito del pestaggio del compagno. Si chiamava Irina, senza neanche un cognome che le dia un’identità. Per tutti quanti era solo una donna, una ragazza di 39 anni, un altro nome da aggiungere alla lista delle 14 sfortunate uccise “in quanto donne” solo in questi primi due mesi del 2020. I morti per coronavirus a fine febbraio risultano 17.
Un confronto provocatorio, chiaramente, che ha il duplice scopo di mettere in risalto da una parte come la psicosi creata in questi giorni abbia focalizzato l’attenzione di tutti, media, politica e popolazione sul problema del Coronavirus costringendo le istituzioni ad adottare misure ad hoc.
Dall’altra, ha invece l’obiettivo di rimarcare una situazione che continua a coinvolgere migliaia di donne in Italia come nel resto del mondo che devono fare i conti con la violenza di genere capace di essere fisica, ma anche psicologica.
Violenza che troviamo anche nell’adesivo contro Greta Thunberg diffuso da un’azienda petrolifera nei giorni scorsi. Nell’adesivo la giovane attivista per il clima è rappresentata senza vestiti, di spalle, il suo nome è stampato sulla schiena nuda, come un marchio. E un uomo la afferra per le trecce da dietro e la violenta. Il ribrezzo verso questa immagine è naturale.
Nello sticker viene messa in scena la violenza carnale su una minorenne. Nell’immagine compare la dicitura “X-Site Energy Services“. “L’adesivo è stato distribuito come materiale promozionale da attaccare sugli elmetti”, ha spiegato un lavoratore dell’azienda petrolifera all’HuffPost Canada.
Al direttore generale dell’azienda X-Site, Doug Sparrow, è stato chiesto se fosse a conoscenza dell’adesivo contro Greta Thunberg che sembra raffigurare lo stupro di un minore. Il general manager ha risposto di esserne consapevole e la sua risposta è stata: “Non è una bambina, ha 17 anni”.
Come sempre, la Cisl è in prima linea per denunciare e combattere qualsiasi forma di violenza e discriminazione nei confronti delle donne, promuovendo iniziative che abbiano lo scopo di sensibilizzare società ed istituzioni verso questo problema così diffuso da passare ormai quasi come “normalizzato”.
La campagna per l’8 marzo 2020 dei sindacati è un’iniziativa unitaria delle tre sigle Cgil Cisl e Uil. È partita nel settembre 2019 e proseguirà fino all’8 marzo prossimo, con una campagna di comunicazione sul web e sui canali social: numerose donne del sindacato hanno prestato il loro volto per una serie di manifesti tematici.
I manifesti, tuttora visibili in rete, diffondono, ogni quindici giorni, un messaggio ispirato ai valori della parità e dell’uguaglianza.
I manifesti sono già nove e comprendono, ad ampio raggio, i temi cari alla festa internazionale della donna dell’8 marzo, ma anche gli obiettivi portati avanti dalle sigle unitarie dei sindacati, sul lavoro e sui diritti dei cittadini.
Elisa Durantini
Maria Stella Piantini
Valentina Cuccello
per Coordinamento Donne Cisl Viterbo
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