Riceviamo e pubblichiamo – Finalmente tocca alle Regioni.
In molti provano la soddisfazione di chi dopo anni di denunce sull’ente miracolato dalla riforma del titolo V della Costituzione, vedono di che lacrime grondi e di che sangue il governo regionale e con quale mano pesante ci si accinga a porvi rimedio.
Ma c’è un ostacolo all’efficacia e alla giustezza di tali provvedimenti, ed è il rischio di confondere i livelli istituzionali coinvolti parlando genericamente di enti locali: le pagine dei giornali ne sono piene zeppe, dai titoli ai testi degli articoli, di tale definizione; tutti dentro, si rischia il, tutti fuori.
Ma attenzione, col dire enti locali trattando degli scandali delle varie Regioni e dei provvedimenti conseguenti, non si fa buona informazione.
La dottrina giuridica, ma anche la vulgata, dai periodici più o meno specializzati a Wikipedia, distingue tra gli enti che formano la Repubblica italiana elencati nell’Art.114 della Costituzione, gli enti locali (Comuni, Province e Città Metropolitane) e gli enti che legiferano, Regioni e Stato.
Ciò va detto perché il naufragio della riforma del Titolo V, va ascritto proprio al nascere del neocentralismo regionale, che ha sottratto prerogative e risorse agli enti locali e in particolare sequestrando la funzione amministrativa che doveva essere loro decentrata con la creazione del sistema regionale delle autonomie locali, previsto dagli artt.4 e 5 del testo unico 267/2000, restati lettera morta.
Le responsabilità di tale pasticcio stanno emergendo, ma si rischia di buttare il bambino dell’autonomia comunale, con l’acqua sporca delle malefatte regionali “ope legis”; la distinzione terminologica è d’obbligo, in particolare per quella stampa che ha contribuito ad avviare questa nuova fase di rinnovamento e di pulizia.
Francesco Chiucchiurlotto
Consigliere nazionale Anci
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