– Lo ha fatto per il bene di Viterbo, ma le ultime scelte per chiudere la crisi a palazzo dei Priori, Giulio Marini le ha subite e sulle indennità agli assessori (tagliate o non tagliate?), per il sindaco è stata fatta confusione.
“Si è visto subito – spiega Marini – che la riduzione della giunta non era un problema di taglio dei costi, ma politico”.
Marini aveva proposto di lasciare la vecchia giunta, rinunciando agli emolumenti, sindaco compreso. Invece ha dovuto tagliare gli assessori. Da dieci a sei.
“Ho fatto quest’operazione politica che ho subìto, per il bene della città, dell’immagine di Viterbo. Non volevo che si confondesse la nostra amministrazione con quanto stava avvenendo in quei giorni in Regione.
Il 25 settembre poi – ricorda Marini – ho ritirato le mie dimissioni, ma tre giorni prima, il 22, ho ricevuto un avviso di garanzia per una vicenda in cui l’amministrazione comunale e il primo cittadino non c’entrano nulla”. Dimettersi poteva dare un’idea sbagliata. Da qui la scelta di Marini. Controvoglia.
Ma gli assessori prenderanno lo stipendio oppure no? Alvaro Ricci (Pd) sostiene che di rinunce non se ne sono viste. “Io ero stato il primo a tagliarmi il compenso, ad agosto – ricorda Marini – poi il 28 c’è stata la bocciatura del bilancio, compreso il mio emendamento e da lì si è ingenerata confusione.
Nessuna indennità è stata ancora versata. Ricci sapeva che assessori e sindaco a settembre non hanno preso nulla”. Ma la rinuncia al compenso è superata. Chi vuole può farlo, ma le condizioni con il taglio agli assessori sono cambiate.
“Una giunta a dieci spiega Marini – mi lasciava minori incombenze. Rinunciavo a percepire l’indennità, ma era evidente che sarei dovuto rientrare a lavorare alla Camera di Commercio”. Per la serie tengo famiglia.
“Ho chiesto ai componenti della giunta la disponibilità a tempo pieno – continua Marini – chi vorrà potrà rinunciare, ma è chiaro che stando sempre in comune ed essendo aumentato il carico di lavoro, si sacrifica la propria attività.
Ci tengo a precisare che una giunta a sei non ce l’ha nessun capoluogo di provincia”.
Oggi si torna in consiglio comunale, ma non sembra esattamente tornata la serenità in maggioranza. C’è chi invoca maggiore equilibrio nel distribuire le deleghe agli assessori. Ne sono state date troppe agli ex Forza Italia a discapito degli ex An. Occorre rimettere mano alla giunta appena ricomposta e che nemmeno ha debuttato.
“Lo ripeto – continua Marini – per senso di responsabilità ho accettato le richieste e ridotto la giunta. Il lavoro l’ho fatto”. Non si rimpasta. E nella maggioranza tra qualche formazione politica serpeggia il malumore. Se la richiesta di rivedere le deleghe sarà ufficializzata, c’è chi è pronto a uscire dalla coalizione.
“Da quando mi sono dimesso da deputato il 12 gennaio scorso per completare l’iter del finanziamento regionale destinato al centro storico, mi è caduta addosso una catastrofe. Potevo mollare e lasciare al mio successore la patata bollente dei tagli al bilancio che stiamo subendo. Ho deciso di portare a compimento il lavoro”.
Imparando una lezione: “Nessuno mi ha dato il minimo sostegno. Voglio dare un monito a chi verrà dopo di me: il sindaco è un ruolo in solitudine. Non trovi gente che ti dà una mano, semmai ti mettono i bastoni tra le ruote”.
Giuseppe Ferlicca
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