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Coronavirus - Diffida del sindacato Nursing Up Lazio che dà tempo 48 ore alla Asl per prendere provvedimenti

“Covid-19, subito tamponi e kit anticontagio per tutti gli infermieri”

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Viterbo - Filippo Mario Perazzoni

Viterbo – Filippo Mario Perazzoni

Emergenza coronavirus

Emergenza coronavirus

Viterbo – (sil.co.) – Emergenza Coronavirus, insorgono gli infermieri. Al centro della protesta i turni massacranti, gli spogliatoi sovraffollati, gli armadietti che non consentono la separazione dello sporco dal pulito, le difficoltà a decontaminarsi adeguatamente alla fine del turno, l’impossibilità di proteggersi adeguatamente durante il lavoro per la carenza o addirittura l’assenza di dispositivi anticontagio adeguati e conformi a quanto disposto dallo stesso datore di lavoro nel piano di emergenza Covid.

Per questo la segreteria Area Nord Lazio Viterbo-Rieti del sindacato degli infermieri italiani Nursing Up diffida e mette in mora la Asl, chiedendo tra l’altro che tutto il personale venga sottoposto a tampone e che vengano forniti “i dati di quanti infermieri risultano contagiati dal coronavirus; ricoverati a seguito di infezione da coronavirus; in quarantena venuti a contatto con persone infette risultano sottoposti a sorveglianza attiva e che, ciononostante, svolgono regolare servizio presso le nostre strutture”. 

A proposito di tute, guanti, mascherine, alla Asl di Viterbo viene chiesta la revoca di “tutti i provvedimenti che impongono agli infermieri ed agli altri operatori sanitari l’utilizzo di dispositivi di protezione non adeguati o, ancor peggio, il riutilizzo di dispositivi già usati, previa alquanto discutibile disinfezione”. 

“In queste ore connuano a giungerci richieste di intervento inerenti le pessime condizioni di lavoro in cui gli infermieri sono costretti ad operare in carenza di dispositivi di protezione. Parimenti, riceviamo segnalazioni da parte di infermieri ed altri operatori sanitari i quali denunciano il fatto che, in forza dell’applicazione dei provvedimenti recentemente adottati dal governo, vengono obbligati ad effettuare regolare servizio, nonostante siano venuti a contatto con persone infette, sino alla presenza di eventuali sintomi “, denunciano Filippo Mario Perazzoni e Laura Rita Santoro, referenti di Nursing Up Lazio.

Il sindacato chiede inoltre l’attivazione di un servizio di supporto psicologico e che la Asl si faccia carico al cento per cento delle spese familiari sostenute per servizi o attività che avrebbero dovuto essere svolte direttamente dal personale sanitario (ad esempio baby sitter, accompagnamento figli a scuola ecc. ecc.) “ogni qual volta tali operatori abbiano dovuto abdicare ai propri doveri per motivi di garanzia del servizio reso presso le strutture sanitarie pubbliche”.

“La nostra forza, la nostra determinazione, la nostra competenza, le nostre emozioni sono la spina dorsale del sistema sanitario nazionale in questo delicato momento di emergenza – si legge nella nota del segretario Area Nord Lazio Viterbo-Rieti, Perazzoni – è sotto gli occhi di tutti, se mai fosse necessario sottolinearlo, che in un contesto di grave disorganizzazione come quello oggetto di questa nota esiste solo il coraggio, la determinazione e la temerarietà di chi, come noi ed assieme a noi, rischia ogni momento la propria vita ‘in trincea’, per il bene comune”.

Il sindacato dà 48 ore di tempo alla Asl per prendere provvedimenti chiedendo, tra le altre cose, kit completi e in numero adeguato di dispositivi di protezione di qualità idonea a contenere sia il rischio di contrarre il virus che quello di esporre la popolazione ad involontario contagio, che tutto il personale venga sottoposto ad adeguato test (e nel caso di positività anche familiari e conviventi) e che durante il periodo di sorveglianza od osservazione non siano impegnati in alcun tipo di servizio attivo indipendentemente dalla sintomaticità manifesta o dalla positività acclarata. 

“Come infermieri e tutto il personale di supporto e come professionisti siamo determinati nella volontà di continuare a svolgere il nostro lavoro nel rispetto del codice deontologico, del nostro profilo professionale e delle elevate competenze che caratterizzano il nostro essere ed operare al servizio dei cittadini, ma per fare questo abbiamo bisogno che voi garantiate gli impegni e le azioni che vi chiediamo”, concludono Perazzoni e Santoro, rivolgendosi alla direzione generale e ai dirigenti delle unità operative complesse. 


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21 marzo, 2020

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