Civitavecchia – In una lettera ai presbiteri, ai fedeli, alle autorità e a tutti i cittadini della chiesa di Civitavecchia-Tarquinia, il vescovo informa di aver rimesso il mandato al Papa come prescritto dal Codice di Diritto Canonico. Rimarrà “al governo della sede” fino alla nomina del successore.
Di seguito il testo della lettera:
In questo tempo, in cui tutti siamo costretti a vivere una Quaresima particolare rimanendo nelle proprie case, anch’io passo in rassegna i miei cinquant’anni di sacerdozio, dieci dei quali vissuti in mezzo a voi. Su questi ultimi sono particolarmente invitato a riflettere per poter stilare, insieme ai miei più stretti collaboratori, la Relazione della Diocesi da trasmettere ai competenti Dicasteri della Curia Vaticana.
E per il lavoro compiuto insieme, ringrazio il Signore e chiedo allo Spirito Santo di fecondarlo con la sua grazia perché porti frutti sempre più abbondanti.
Gesù ripete a ciascuno quel che ha detto alla Samaritana: “mio cibo è fare la volontà di Dio che mi ha mandato, e compiere la sua opera fino in fondo. C’è un proverbio che dice: Ancora quattro mesi, poi è ora di tagliare il grano.
Bene, io vi dico: Alzate gli occhi e guardate i campi! È il momento di mietere. I mietitori ricevono già la paga e mettono insieme un raccolto per la vita eterna. Chi semina e chi raccoglie si rallegrano insieme. Un altro proverbio dice: Uno semina e l’altro raccoglie”.(Gv 4,34-37).
Il primo pensiero va ai miei predecessori che hanno seminato con perseveranza e passione perché noi raccogliessimo i frutti delle loro fatiche, ma nello stesso tempo siamo invitati a seminare e a lavorare anche noi nella vigna del Signore: “andate nella mia vigna” (Mt 20,4) ci è stato detto nel giorno del Battesimo e ripetuto in quello della ordinazione sacerdotale.
E ci siamo messi in cammino.
Poi arriva il tempo in cui, cessata l’attività, occorre fare i conti davanti al Datore di lavoro, alla luce della propria coscienza.
Per questo è necessaria la preghiera e la solidarietà delle sorelle e dei fratelli incontrati nel corso degli anni lavorativi: sono stati e sono dei buoni sostenitori nella lotta contro gli assalti del maligno (cfr. Es 17,8-16) che, “come leone ruggente va in giro cercando chi divorare” (1 Pt 5,8).
Per questa azione di sostegno, vi ringrazio di cuore.
Ho avvertito, in questi anni di episcopato, la vicinanza di tantissimi fedeli e la fraternità dei miei sacerdoti che ringrazio per la loro obbedienza e per la loro disponibilità a servire la Chiesa.
Ai fedeli laici grazie per la corresponsabilità nel promuovere un laicato sempre più maturo, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II.
Una parola di gratitudine vorrei estenderla a tutti i cittadini e alle autorità civili e militari che in questi anni con me hanno condiviso il cammino della vita: mi sono sentito accolto, sostenuto, amato come fossi stato sempre cittadino di questa terra.
Quel luogo caro ai civitavecchiesi, sarà per me “cenacolo” di preghiera e “altare” da cui offrire, per l’ultima volta al Signore il dono della vita, per l’amata Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia.
Vi affido a Maria Santissima, la Vergine del “sì-eccomi” come la contempliamo nel mistero dell’Annunciazione, a cui fin da giovane ho consacrato la mia esistenza, e con lei rinnoviamo la nostra disponibilità a Dio perché compia il suo disegno di salvezza su ciascuno e sul mondo intero.
A tutti un abbraccio fraterno, mentre invoco la benedizione del Signore.
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