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Coronavirus - Francesca Albanesi, 24 anni, ha attivato un canale di donazioni internazionali

Migliaia di mascherine “cinesi” al Gemelli grazie a una studentessa di medicina viterbese

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Francesca Albanesi

Francesca Albanesi

Aiuti dala Cina al Gemelli - Nella foto Francesca Albanesi e Anna Fu

Aiuti dalla Cina al Gemelli – Nella foto Francesca Albanesi 

La lettera in cinese

La lettera in cinese

Uno dei tanti messaggi inviati a Francesca Albanesi

Uno dei tanti messaggi inviati a Francesca Albanesi

Uno dei tanti messaggi inviati a Francesca Albanesi

Uno dei tanti messaggi inviati a Francesca Albanesi

Viterbo – Diecimila dispostivi all’ospedale pediatrico Bambin Gesù e oltre 85 mila mascherine chirurgiche, 5 mila mascherine Ffp2 ed Ffp3, centinaia di occhiali protettivi, tute protettive e guanti al policlinico Gemelli di Roma.

Grazie a una studentessa viterbese prossima alla laurea presso la facoltà di medicina e chirurgia dell’università Cattolica di Roma. 

Una sfida che Francesca Albanesi, questo il nome, residente a San Martino al Cimino, ha vinto grazie a una felicissima intuizione condivisa con una collega di corso cinese, Anna Fu, e sostenuta con entusiasmo dalla titolare cinese di un’agenzia di viaggi di Roma.

Il 21 marzo Francesca, che si è diplomata al liceo classico “Mariano Buratti” di Viterbo, ha festeggiato il suo 24esimo compleanno, mentre a giugno discuterà la tesi in oftalmologia. Nel frattempo, nel pieno dell’emergenza Coronavirus, è riuscita ad attivare un canale di donazioni internazionali.

Sono orgogliosi di lei il papà Franco, macchinista delle ferrovie, la mamma Patrizia Paoletti, funzionaria della Asl di Viterbo in forza alla Cittadella della salute, il fratello maggiore Marco, che ha 27 anni e dopo essersi laureato in neuroscienze a Pisa ora sta facendo il dottorato a Monaco di Baviera.

“Sono il sole e la luna i miei figli – dice mamma Patrizia – tanto Marco è un tipo tranquillo, quanto Francesca è tutto pepe. E’ sempre stata così, superattiva, pronta a prendere iniziative, tenace nel portare avanti i suoi progetti, conoscendola immagino quanto impegno ci abbia messo”. 

Francesca, che cosa le ha fatto scattare l’idea di chiedere soccorso alla Cina?
“Da un giorno all’altro noi studenti ci siamo trovati a dover rimodulare i tirocini, in seguito alla pandemia di Covid-19. Parlando con molti medici e specializzandi, mi sono resa conto che era necessario dare una mano per far sì che in ospedale arrivassero dispositivi di protezione, attivando un canale di donazioni. Così ne ho parlato con la mia collega di corso cinese Anna Fu, amica a sua volta di una connazionale, titolare di un’agenzia di viaggi attiva da anni su Roma. Lei ci ha fatto subito una donazione simbolica, poi si è attivata ed è successo qualcosa di miracoloso”.

Avete chiesto il sostegno della comunità cinese?
“Anna Fu mi ha spiegato quanto per l comunità cinese sia importante in questo momento aiutare il resto del mondo a sconfiggere la pandemia, hanno un senso di solidarietà e di gratitudine molto profondi, sentono di dover ricambiare la vicinanza che il mondo ha dimostrato nei loro confronti, è un qualcosa che fa parte della loro cultura. Per questo stanno inviando ovunque medici e attrezzature, dando un contributo che è commovente. La titolare dell’agenzia di viaggi, avendo contatti ovunque, ha fatto da tramite. E il risultato è stato sorprendente”.

Quali sono stati i passaggi successivi?
“Abbiamo scritto una lettera in italiano, inglese e cinese, con l’aiuto e la collaborazione della Fondazione Gemelli e dell’avvocato Giovanni Paolo D’Incecco Bayard De Volo, raccontando l’attività del policlinico nell’emergenza del Covid-19 e il fabbisogno mensile necessario: 180 mila mascherine chirurgiche, 80 mila tra mascherine Ffp2 e Ffp3, occhiali protettivi, guanti, tute idrorepellenti”. 

A chi avete inviato la lettera con la richiesta di aiuto?
“Non saprei dire come sia scattato il passaparola. So solo che tramite posta elettronica, con il contributo dell’agente di viaggio e della comunità cinese, la lettera ha fatto il giro del mondo e stanno continuando ad arrivare via mail risposte da Hong Kong, Singapore, dalla stessa Wuhan, Shanghai e perfino dalla California, negli Stati Uniti. Anche oggi ci hanno segnalato due nubi invii, ci invitano a sbloccare la merce alla dogana e a far sapere che tutto sia andato bene e che è arrivata a destinazione. E quasi tutte le donazioni arrivano accompagnate da messaggi di sostegno e di speranza”.

Chi sono i donatori?
“I nostri donatori sono persone comuni: proprietari di agenzie di viaggi, comunità evangeliche e cattoliche, professori universitari, persone che, dall’altra parte del mondo, condividono con noi un’esperienza di sofferenza, ma anche di ricostruzione, di possibilità, di condivisione, e che probabilmente non potremo mai ringraziare abbastanza. Alcune donazioni sono pervenute anche di persona, creando un momento d’incontro e di consegne, a debita distanza, simbolico ed emozionante”.

Lei sarà un medico. In che fase è dei suoi studi?
“Sto facendo il tirocinio abilitante per esercitare la professione. Ho appena finito quello in medicina, presso un reparto di medicina d’urgenza poi diventato Covid e in nefrologia. Adesso mi aspetta quello in chirurgia. Vorrei aggiungere che la comunità studentesca non è solo parte dell’università Cattolica, ma è parte integrante del policlinico Gemelli”

Silvana Cortignani

 


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27 marzo, 2020

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