Tarquinia – “Cambia la forma ma non la sostanza. Continuare a essere vicini a chi è in difficoltà”. Il Coronavirus è entrato in modo prepotente nelle vita delle famiglie con persone fragili. Sono loro a sentire ancora di più l’emergenza, che ha imposto la sospensione delle attività dei centri diurni e delle strutture residenziali e di molti dei servizi di assistenza individuali. Far sapere che fuori c’è qualcuno che continua a essere a disposizione diventa fondamentale.
Lo sa bene Monica Brizi, educatrice e coordinatrice dei servizi alla persona e dei piani assistenziali individuali della cooperativa Alicenova. Il covid-19 ha stravolto i programmi e costretto a ripensare tutti i servizi di assistenza, per garantire la continuità delle attività, nel rispetto delle condizioni per la prevenzione del contagio.
“La situazione è completamente cambiata dal 10 marzo – racconta -. Abbiamo dovuto sospendere le attività nei centri diurni e per i piani assistenziali individuali. All’inizio lo stop è stato totale. Non sapevamo come muoverci, poi ci siamo coordinati con l’Asl e con l’Ufficio di piano di zona per riprendere in forma diversa i servizi”. Nel distretto Vt2, con Tarquinia capofila, ci sono poco meno di 50 persone che usufruiscono del centro diurno. Mentre, nel Viterbese, sono seguite individualmente circa 280 persone tra disabili adulti e minori seguiti dalla neuropsichiatria infantile. Basterebbero questi numeri per capire l’importanza che riveste il lavoro della cooperativa, con le sue figure professionali, per la salute delle persone con disabilità e la qualità delle vita delle loro famiglie.
“L’Asl e l’ufficio di piano di zona, per tutelare gli operatori e le persone, hanno sospeso i servizi, come previsto dal decreto – spiega –. Sono rimasti attivi solo i servizi di emergenza domiciliare e ora anche interventi individuali all’aperto, sempre nei limiti previsti dalle direttive nazionali e regionali“.
Possono fare molto la passione e la creatività degli operatori, abbinate all’uso dei social e delle app. “Abbiamo creato delle micro equipe su whatsapp o skype, cercando d’individuare le strategie migliori di supporto alle persone che assistiamo – aggiunge Monica -. Sono stati per esempio realizzati brevi video tutorial per l’autonomia abitativa su come preparare la colazione o rifare il letto che inviamo sui telefonini o carichiamo sui nostri canali social, e teniamo video conferenze anche in piccoli gruppi, facendo dialogare i ragazzi tra loro”.
Il ruolo delle famiglie è centrale. Senza la loro disponibilità non sarebbe possibile portare avanti questa “assistenza a distanza”. “La famiglia è essenziale perché il nostro lavoro possa dare risultati positivi – sottolinea –. Per questo sono attivi colloqui di sostegno psicologico e parent training. E diamo consigli su come gestire i figli a casa in una situazione di grande complessità“. Stare vicini in lontananza. “Le famiglie con persone fragili – conclude Monica – hanno bisogno di sapere che noi ci siamo e continuiamo a impegnarci per loro. Siamo lontani ma vicini”.
Daniele Aiello Belardinelli
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