Viterbo – Il titolare della lavanderia che si preoccupa per i pasticceri: “Sono ingiustamente discriminati”. Succede anche questo in tempi di emergenza Coronavirus in cui la solidarietà può rivelarsi sorprendente.
Per ridurre gli spostamenti dei clienti, fa raccolta e consegna a domicilio il responsabile tecnico di Lavapiù, la cui lavanderia vicino all’enoteca all’inizio di via Garbini è aperta perché, come dice lui, “sanificare è importante come mangiare”.
Entrando – in una via Garbini senza ingorghi che a distanza di un mese dalla serrata ancora stupisce – è il rumore delle tante centrifughe in azione che attira subito l’attenzione.
Sciacqui risciacqui, schiuma che fa capolino dagli oblò, tutti gli impianti in funzione. Un rumore mai sentito prima. Ora sì. Complice la strada silenziosa.
Spunta all’improvviso da dietro il bancone il volto mascherato di Fabio Fausti. Se ride o sta serio, come per tutti, lo dicono gli occhi.
“Sono qui per caso, perché in questo periodo sto molto fuori per fare le raccolte e le consegne”, spiega l’artigiano, tenendo tra le mani un piumone di quelli che si usano a mezza stagione.
Fabio, la sua attività è tra quelle che possono stare aperte…
“La sanità è importante quanto l’alimentazione, per cui lo stato ci consente di lavorare. Io faccio sanificazione certificata dal ministero. Sono contento, anche se si lavora meno. Ma piano piano le persone stanno entrando nell’ottica che il nostro servizio è a pieno titolo un giustificato motivo, vincendo il terrore mediatico delle prescrizioni cui dobbiamo adeguarci, ovvero guanti, mascherina e il metro di distanza. Per assurdo si parla più dei cittadini che ‘evadono’ dalla quarantena che dei rischi delle strutture sanitarie “.
Anche alcuni osservatori internazionali dicono che in Italia il problema è l’inadeguatezza delle strutture sanitarie. Secondo lei si parla troppo dei trasgressori della quarantena?
“Non si sente dire altro. Per come la vedo io, invece, in Italia il rischio maggiore è nelle strutture sanitarie, di cui si parla troppo poco, mentre si parla troppo del cittadino che non rispetta la quarantena. E’ come se si volesse spostare l’attenzione dalle carenze delle strutture sanitarie, dove non viene garantito in modo adeguato il diritto alla salute di operatori e pazienti, al cittadino che non rispetta la quarantena, su cui scaricare la colpa del diffondersi del contagio. A me sembra ad esempio che i viterbesi siano rispettosi. Sed chiedessero a me come si sta comportando la popolazione, direi senz’altro bene “.
Sono più i clienti che passano direttamente in negozio o quelli da cui va?
“Dipende. Chi va a fare la spesa all’Ipercoop magari si ferma strada facendo. Dalle persone anziane, inferme oppure allettate vado io. Per questo spesso sulla porta c’è il cartello ‘torno subito’. Poi ci sono i militari, ieri ho consegnato alla caserma sulla Cimina, oggi mi aspettano sulla Tuscanese. Da 13 anni ci prendiamo cura di esercito, polizia penitenziaria, guardia di finanza,vigili del fuoco, carabinieri. Sa chi mi manca ed ho nel cuore, tra i miei clienti cui chissà quando tornerò a fare consegne? La pasticceria Lombardelli e tutte le pasticcerie”.
Perché dice di avere nel cuore le pasticcerie?
“Perché sono imprese artigiane ingiustamente discriminate, obbligate allo stop di produzione e vendita, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività. Bene ha fatto il segretario provinciale di Confartigianato, Andrea De Simone, a prendere posizione. Concordo con lui che si tratta di una follia. Meno male che i pasticceri viterbesi non si sono persi d’animo e stanno comunque lavorando con le consegne a domicilio”.
Silvana Cortignani
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