Civita Castellana – “Dopo la burocrazia che ci blocca i finanziamenti e il clima che ci rovina i raccolti, adesso anche il Coronavirus. L’agricoltura è in ginocchio come non mai”. Il grido d’allarme arriva da Luca Di Piero, imprenditore agricolo di Civita Castellana e membro del comitato No Imu agricola: “Stiamo vivendo un’emergenza su tutti i fronti – dice -. Lo stop causato dalla pandemia arriva in un momento in cui la produzione rallenta per le bizze del clima e la politica non ci fornisce aiuti efficaci, quindi diciamo che è un’ulteriore mazzata in una situazione già disastrosa”.
Quali sono i problemi legati al clima?
“Molteplici. Nel mio caso, le nocciole, il danno arriva dalle gelate delle scorse notti. Si sono registrate punte di -7 gradi: a quelle temperature, potrebbe essersi distrutta l’intera produzione stagionale. Purtroppo questa cosa si potrà verificare solo tra qualche settimana, perché gli alberi sono ancora in fase di fioritura. Sarebbe un vero peccato, perché fino a quel momento le piante si stavano sviluppando benissimo. Nel frattempo ci siamo attivati per chiedere un sostegno all’assessorato regionale all’Agricoltura, ma ci ha risposto picche”.
In che senso?
“Abbiamo cercato di far presente le nostre problematiche a varie realtà politiche e sindacali. L’unica da cui abbiamo ottenuto riscontro è stata Silvia Blasi (consigliera regionale M5s, ndr), che ha portato le istanze all’assessorato competente. Lì, però, le hanno risposto che solo gli agricoltori che hanno sottoscritto una polizza assicurativa contro gli eventi atmosferici avranno diritto a rimborsi”.
E lei non l’ha sottoscritta?
“Come me, molti altri. L’importo della polizza viene coperto da un contributo pubblico, ma questi soldi arrivano sempre in enorme ritardo e rischiano di bloccare l’attività delle aziende, che impegnano tutte le loro risorse per pagare la polizza e non ne hanno per fare il resto del lavoro. Parliamo di circa 500 euro all’ettaro”.
Ci sono altre colture danneggiate dagli eventi atmosferici?
“La siccità è un altro gravissimo problema, soprattutto per il grano. Se non piove nel giro di un paio di settimane, e le previsioni sembrano dire di no, rischiamo di bruciare gran parte del raccolto di grano. So di colleghi qui in provincia che stanno già contando i danni, perché hanno dovuto seminare in ritardo a causa delle piogge di dicembre, poi non è piovuto più e quindi i concimi non sono stati assorbiti dal terreno”.
E l’allevamento?
“Anche lì, la situazione è difficile. La siccità non fa crescere l’erba per il fieno, che quindi sarà prodotta in quantità scarsa e costerà tantissimo agli allevatori”.
In questo contesto così critico, è arrivata la batosta del Coronavirus…
“Esatto, la pandemia è stata il colpo di grazia. Le vendite online mi danno un minimo d’ossigeno e possono essere una prospettiva importante per il futuro, ma non sono assolutamente sufficienti a fare i numeri che facevo prima”.
Ha quantificato le perdite nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno scorso?
“Se non avessi le vendite online, credo che avrei perso il 90% del fatturato. Così, invece, sono all’incirca a -70%. Purtroppo io lavoro molto con ristoranti, gelaterie e pasticcerie”.
Ha fiducia negli interventi statali?
“Prima del Covid la burocrazia è stata un freno enorme agli investimenti, perché ci voleva troppo tempo per ottenere i finanziamenti del Psr. Conosco tante aziende che sono fallite perché hanno impegnato cifre importanti e non sono riuscite ad accedere ai finanziamenti in tempo. In un momento del genere dobbiamo cambiare radicalmente atteggiamento, anche come apparato burocratico. Gli imprenditori devono poter accedere in fretta ai soldi, prendendo esempio da altri Paesi, come la Spagna. Ma la risposta dell’assessorato all’Agricoltura sulla questione delle gelate mi fa temere che certi modi di ragionare, almeno in regione Lazio, non cambieranno”.
Alessandro Castellani
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