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– “Curre” il ventenne, “curre” il trentenne e “curre” pure il quarantenne.
All’Officina Belushi quando la 99 Posse attacca “Curre curre guagliò” non c’è nessuno che non salta (fotoracconto).
Pure quei due ragazzi stretti nell’angolo della sala che continuano a baciarsi, si staccano e saltano. Cantano, come se quella canzone fosse una sveglia. Una sveglia che suona e vitalizza.
E loro, forse, in quel lontano 1993, quando per la prima volta la 99 Posse cantò quella canzone, non erano nemmeno nati.
Ieri notte sul palco dell’Officina Belushi la storica band napoletana ha cantato per più di un’ora e mezza, mettendo in scaletta pezzi storici di protesta con testi nuovi di speranza e rabbia.
“Noi in tutto questo tempo, anche nei sette anni in cui non siamo stati insieme – racconta O Zulù voce della 99 Posse –, non abbiamo mai smesso di fare protesta. La band è il veicolo, l’amplificatore della nostra autorappresentazione. Sette anni fa, quando ci siamo sciolti lo abbiamo fatto per divergenze, differenze. Poi come succede a tanti, rincontrandoci abbiamo capito che le differenze erano superate. E quando ci siamo ritrovati a suonare è stata un’esplosione. Esplosione sul palco e sotto il palco. E’ stato lì che abbiamo capito che dovevamo tornare a suonare insieme. Una rinascita”.
Da quel giorno, circa tre anni fa, è come se la 99 Posse fosse sempre in tour. Di mezzo c’è stato un nuovo album “Cattivi guagliuni” e altri progetti in cantiere.
“L’anno prossimo – dice ancora O Zulù – saranno 20 anni di Curre curre guagliò e stiamo già lavorando a un album dedicato a questa canzone con arrangiamenti nuovi. E ovviamente continueremo a essere in giro a cantare”. I progetti però non finiscono qui. In cantiere c’è anche ‘Combatreggae’. “Con il collettivo Jovine – spiega il cantante – cercheremo di rivisitare le mie canzoni in chiave reggae, togliendo la parte dell’elettronica. Un esperimento”. E proprio con Combatreggae a fine stagione O Zulù tornerà a Viterbo a cantare.
Uno dei progetti più preziosi della band “rinata” è la canzone dedicata al G8 di Genova. Correva l’anno 2001.
“Lo abbiamo fatto in ritardo – dice O Zulù dal palco – ma Genova non è finita”. Introduce così “Mai più io sarò saggio”, la canzone dedicata ai fatti di Genova, scritta da Nichi Vendola.
“Abbiamo messo in musica – racconta ancora O Zulù – le poesie che Vendola ha scritto dopo il G8. Con lui siamo diversi e spesso in contrasto. Lui appartiene alle istituzioni, noi no. Ma in questo caso non era il politico che raccontava, ma il semplice cittadino che partecipa a una manifestazione”.
E quando la canzone parte, il pubblico, fino a poco prima urlante, si fa muto. Due minuti di silenzio. Poi applausi. La 99 Posse canta la rabbia.
Sul finale spazio anche ai precari. Per loro una “prece”, una canzone dedicata a san precario.
Ma la nottata non è stata solo musica. Spazio anche alla fantasia di Riccardo Fortuna. In ogni angolo della sala dell’Officina Belushi sono state esposte le vignette di Fortuna realizzate negli ultimi mesi. Molte delle quali apparse su Tusciaweb.
Maria Letizia Riganelli
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