Stoccolma – Rifiutavano di blindarsi. Ora se ne pentono.
La Svezia era uno dei pochi paesi contro corrente: niente lockdown.
Giusto qualche precauzione, come vietare gli assembramenti di più di cinquanta persone, rinviare manifestazioni sportive e politiche e qualche incentivo per far restare in casa le persone. Ma nessuna paralisi delle attività economiche, perseguendo la via del contagio graduale. Adesso sconta un grave ritardo in termini di contrasto al virus: i contagi aumentano e, per la prima volta, il governo ammette di non aver fatto abbastanza.
Questo ha dichiarato il premier socialdemocratico Stefan Lofven, che si assume tutte le responsabilità di queste scelte, senza prendere però, per ora, decisioni su maggiori restrizioni. Il paese è arrivato a quota 9685 malati di Coronavirus e 870 morti. Comincia a diffondersi la paura, soprattutto perché la Svezia è il paese europeo con meno posti letto in terapia intensiva.
Secondo l’Ansa, che riporta articoli della stampa locale, sarebbe già pronto un documento del Karolinska Institute dell’università di Stoccolma, sui criteri di azione per curare i pazienti. Criteri brutali, che assomigliano a una specie di selezione naturale. Non verrebbero considerati priorità né gli ultraottantenni, né i settantenni con problemi a un organo, né chi ha tra i sessanta e i settant’anni e ha più patologie.
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