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Coronavirus - Linea più dura di quella del governo da parte di alcune regioni

In Lombardia e Piemonte niente riapertura delle librerie

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Attilio Fontana

Attilio Fontana

Alberto Cirio

Alberto Cirio

Milano – Librerie e cartolerie non riapriranno in Lombardia e Piemonte. 

I governatori delle due regioni, Attilio Fontana e Alberto Cirio, si mantengono su una linea più dura di quella del governo, che ha prolungato le misure restrittive fino al 3 maggio, consentendo però la riapertura dopo Pasqua di alcune attività.

Secondo la nuova ordinanza di Fontana, il commercio al dettaglio di libri e articoli di cancelleria “è consentito esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati”. Il motivo della decisione sta nel fatto che “non c’è un calo netto e deciso nei contagi”, ha spiegato Fontana. Da qui, il suo appello a non rilassarsi e restare a casa. Il che lascia pensare che per la Lombardia, la regione più colpita dal Coronavirus, non sia ancora ipotizzabile a breve una “fase 2”. 

Cirio non ha ancora emanato una nuova ordinanza, ma pensa comunque di non permettere l’apertura di questi punti vendita, se non negli esercizi commerciali già aperti e ferma restando la consegna a domicilio. 

Arriverà presto anche una nuova ordinanza di Luca Zaia per il Veneto, attesa per domani. Situazione diversa dalla Lombardia, dove il governatore non sembra voler vietare alcune riaperture, purché avvengano con una priorità: la messa in sicurezza dei lavoratori. “Domani firmerò la nuova ordinanza e più che su nuove restrizioni punterà a garantire sempre di più la sicurezza dei cittadini – afferma Zaia -. Molti mi chiedono di riaprire le aziende. Vorrei ricordare che l’apertura delle imprese, così come quella delle scuole non compete alla regione. Comunque il lockdown di fatto non esiste più da settimane, dato che molte imprese (il 60 per cento in Veneto) hanno già riaperto e lavorano regolarmente. Lo si vede dal traffico che è aumentato. È difficile spiegare a imprenditori della moda perché loro non possono aprire, davanti a una Fincantieri da 3-4 mila dipendenti che invece sta lavorando”. 

“Il mio problema – continua il presidente della regione Veneto – non è l’apertura dell’azienda ma la messa in sicurezza dei dipendenti. Non sono contrario, ma bisogna riaprire a rischio zero. E i dispositivi se ce li hai funzionano. Agli imprenditori dico: se non potete garantire la sicurezza dei vostri lavoratori, fornendo dispositivi di protezione, non aprite. La regione continuerà a vigilare”.


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12 aprile, 2020

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