Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In meno di mezzo secolo più di un milione e mezzo di reperti archeologici è stato strappato al nostro Paese per finire nelle mani di collezionisti e musei senza scrupoli.
Questo il filo conduttore del nuovo libro “Storia senza voce”, che con scientifica dovizia di informazioni, ma con un linguaggio divulgativo e accattivante, prova a ricostruire la storia di un delitto impunito, consumato ai danni del patrimonio culturale italiano. Seguendone le labili tracce, porterà il lettore a scoprire luoghi, casi, protagonisti e vicende di uno dei traffici illeciti più lucrosi al mondo e di chi cerca di contrastarlo.
Autore del libro è l’archeologo e giornalista Tsao Cevoli, direttore del master in Archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale del Centro per gli studi criminologici, un percorso formativo unico nel suo genere in Italia e in Europa, di cui è attualmente in corso il bando di ammissione alla sesta edizione, che mira a fornire le competenze per collaborare con la giustizia, con le forze dell’ordine e con gli enti pubblici e privati nel campo della prevenzione, della repressione e della valutazione dei crimini contro il patrimonio culturale.
Nell’attesa dell’uscita e della presentazione della versione cartacea, rinviata a causa dell’emergenza Covid-19, il Centro studi criminologici, d’intesa con l’autore, ha deciso di contribuire alla campagna #soliderietadigitale mettendo a disposizione dei lettori gratuitamente il libro in formato digitale, in versione integrale, sul proprio sito web.
Con questa pubblicazione, realizzata in collaborazione con Liberarcheologia e con l’Osservatorio internazionale archeomafie, il Centro studi criminologici inaugura, dopo la rivista scientifica euNomika, anche una collana editoriale di monografie dedicate agli studi e alle ricerche condotte dai propri docenti e ricercatori.
Centro per gli studi criminologici
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