– Siamo nani e saltimbanchi, noi musicisti e insieme a noi quelli che si occupano di musei, biblioteche, turismo, sport. Di cultura, insomma.
Nani e saltimbanchi, ed è vero. Nessuno come noi musicisti e teatranti spende ore del suo tempo a perfezionare un passaggio, affinare una tecnica interpretativa, trovare una soluzione a un problema per dare l’impressione, come i nani da circo e come i saltimbanchi, che tutto quello che facciamo sia facile e spontaneo nascondendo il lavoro, lo sforzo, lo studio, i dubbi, i problemi personali per lasciar fluire la musica e il teatro.
Nani e saltimbanchi che salgono sul palcoscenico anche quando hanno avuto un lutto, quando non sanno come arrivare a fine mese, quando i loro problemi sembrano davvero insormontabili, perché al pubblico presente in sala non importa e non deve importare.
Nani e saltimbanchi che provano e riprovano per delle ore col solo obiettivo di strapparvi una risata, una lacrima, un sogno, per suscitare in voi un’emozione. Nani e saltimbanchi che continuano a sorridere al pubblico anche quando dentro hanno un problema, anche quando non vengono pagati al termine della prestazione, anche quando hanno aspettato mesi per avere un ridicolo anticipo della somma dovuta per il lavoro svolto, anche quando hanno fatto ore di anticamera per avere una piccola sovvenzione dalla politica; denari che spesso ti vengono centellinati in dodicesimi perché, per motivi politici che ci ostiniamo a non voler considerare logici, il bilancio comunale annuale a ottobre non è stato ancora approvato. Oppure, quando per leggi insulse il contributo ti arriva dietro presentazione di una nota spese che copra l’intero importo della sovvenzione se non il doppio, come se a nani e saltimbanchi non fosse consentito mangiare o avere un profitto, ma dovessero lavorare per il solo piacere di farlo.
Nani e saltimbanchi che per poche centinaia di euro al mese insegnano ai vostri figli la gioia di tenere in mano uno strumento e di far nascere dalle loro dita una melodia.
Nani e saltimbanchi, quelli che spendono il loro tempo in una biblioteca, a preservare il tesoro della parola scritta, il piacere di avere in mano un libro, a custodire la memoria storica della nostra città e il cumulo di narrazioni nascosto tra le righe di chi ci ha preceduto.
Nani e saltimbanchi, quelli che si occupano di turismo, che si sforzano di raccontare la bellezza sempre più nascosta e violentata di una città bellissima, che si adoprano per salvare un sito archeologico, o più semplicemente che fanno sentire benvenuto chiunque arrivi tra noi sorridendo dietro il bancone di un albergo, volando tra i tavoli di un ristorante o occupandosi di sistemare la stanza del vostro hotel.
Nani e saltimbanchi gli sportivi che spingono al limite il loro fisico per regalarvi un mito, o quelli che non lo diventeranno mai ma che formano i vostri figli raccogliendoli ogni settimana, ogni giorno, per insegnare loro una disciplina sportiva e per stimolarli allo spirito di gruppo.
Nani e saltimbanchi gli operatori del sistema museale, che con determinazione conservano e tutelano i nostri tesori ben sapendo che il museo civico della nostra città è abbandonato a sé stesso, e che conoscono come un figlio la quantità di cose nascoste a prender polvere nei depositi e che nessuno vedrà mai, per mancanza di spazi espositivi e di iniziative culturali.
Siamo nani e saltimbanchi, ce l’hanno detto tranquillamente pochi giorni fa da queste pagine alcuni esponenti della politica viterbese, lamentando che al vicesindaco sia stata la delega a nani e saltimbanchi, ossia al sistema museale e bibliotecario, al turismo, allo sport e alla scuola musicale.
Hanno ragione: siamo nani e saltimbanchi.
Ma siamo nani e saltimbanchi che fanno onestamente il loro lavoro, che -riconosceteci almeno questo- non stuprano la città, le tradizioni, il territorio e il paesaggio ma li rispettano, li amano e li conservano per le generazioni future, e che continuano a custodire un sogno di cui non siamo gelosi, tanto che lo condividiamo quotidianamente con chiunque abbia il desiderio di sentirselo narrare e abbia voglia di imparare.
Nani e saltimbanchi con la schiena dritta e orgogliosi di esserlo, soprattutto di fronte al misero teatrino di spartizioni, ripicche, ripensamenti, che parte della politica locale ci sta squallidamente offrendo in questi giorni, quasi volessero rubarci il nostro mestiere.
Venite a vedere come saltiamo, come balliamo, e come sappiamo farvi divertire: noi solo questo sappiamo fare, e sappiamo anche insegnarvi come farlo.
Di questi tempi, a diventare nano e saltimbanco come noi c’è da guadagnarci: se non in denaro sonante, almeno in dignità.
Alfonso Antoniozzi
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