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Carabinieri - Operazione Autoflop - Otto arresti per truffa, associazione a delinquere, falso in atto pubblico e ricettazione

Mercedes, Bmw e Porsche pagate con assegni falsi

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G.R., 42enne

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D.G.A., 28enne

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C.R., 49enne

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V.P., 45enne

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C.R., 30enne

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C.D., 29enne

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C.C., 33enne

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B.S., 62enne

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Alcuni dei documenti sequestrati

Alcuni dei documenti sequestrati

Alcuni dei documenti sequestrati

Il capitano Massimo Cuneo, comandante della compagnia di Tuscania

Il capitano Massimo Cuneo, comandante della compagnia di Tuscania

La conferenza stampa dei carabinieri

La conferenza stampa dei carabinieri

Mercedes, Bmw e Porsche pagate con assegni falsi, otto arresti (video documentifotocronaca).

Consultavano i siti internet dedicati alla vendita delle auto, contattavano i proprietari di quelle di lusso, li pagavano con assegni falsi e poi producevano atti falsi di compravendita per impossessarsi delle vetture e rimetterle nuovamente sul mercato.

Questa, in sintesi, la tattica ben architettata dagli otto finiti in manette questa mattina dopo oltre un anno di indagini.

“Il tutto è partito da una denuncia di un ragazzo di Montalto di Castro – spiega il capitano della compagnia dei carabinieri di Tuscania, Massimo Cuneo – che aveva messo in vendita una Mercedes su un sito internet, ma era stato pagato con assegni rubati. Da questa segnalazione sono iniziati gli approfondimenti che ci hanno permesso di smascherare l’attività capillare del gruppo di malviventi che aveva contatti in tutta Italia”.

Riuscire a smascherare il traffico, però, non è stata impresa semplice poiché gli otto avrebbero agito servendosi spesso di documenti falsi e, tra l’altro, avevano anche la complicità di alcuni uffici di pratiche auto con i quali gestivano i passaggi di proprietà delle macchine.

“In pratica – continua il capitano Cuneo – i malviventi contattavano chi metteva in vendita le auto di lusso su alcuni noti siti internet. Mercedes, Bmw e Porsche, per fare degli esempi, che venivano acquistate pagando con una serie di assegni che poi si è scoperto essere stati rubati dal caveau di un’agenzia del Monte dei Paschi di Vigatto, in provincia di Parma. Alle ignare vittime veniva poi fatto firmare in bianco il contratto di proprietà delle auto con il quale era possibile stipulare il passaggio di proprietà”.

A questo punto entravano in gioco le agenzie di pratiche auto compiacenti. “Le auto – aggiunge il comandante della compagnia dei carabinieri di Tuscania – venivano poi reintestate a terze persone mediante la falsificazione dei documenti di circolazione e, con la complicità di alcuni addetti a concessionarie e agenzie di pratiche auto della capitale, venivano rimesse in vendita”.

Un traffico che permetteva agli otto di gestire grossi guadagni, in diverse città italiane. “Le persone arrestate – prosegue Cuneo – avevano dei collegamenti con il clan dei Casamonica e tra le persone finite nella rete della loro truffa c’è anche un calciatore professionista, Orlando Urbano, fino all’anno scorso militante nel Como, in serie B, attualmente al Lugano (Svizzera). Il traffico riguardava sempre auto di lusso e quelle che siamo riusciti a sequestrare hanno un valore totale di circa 200mila euro”.

L’operazione, denominata “Autoflop” è partita nell’agosto del 2011 e ha coinvolto in tutto circa 60 uomini dell’arma dei carabinieri impiegati per le perquisizioni e gli arresti, alcuni dei quali sono avvenuti, appunto, nella famosa residenza dei Casamonica, sulla Casilina.

Oltre a interessare la Capitale, però, gli arresti sono stati eseguiti anche a Campobasso, Latina e Padova, e sono stati tutti già convalidati dal gip del Tribunale di Roma Arturi su richiesta del pm Attilio Pisoni. Due di loro, quelli originari di Latina e Padova, sono ai domiciliari, gli altri sono invece in carcere.

I capi di accusa per gli otto sono, a vario titolo, associazione a delinquere, ricettazione, truffa e falso in atto pubblico.

“Le indagini – conclude il capitano della compagnia dei carabinieri di Tuscania – sono al momento chiuse ma non si esclude che potranno essere riaperte se affioreranno ulteriori dettagli. Ci tengo infine a precisare che nella vicenda i siti internet sui quali le auto di lusso venivano messe in vendita dagli ignari proprietari non hanno nulla a che vedere con l’inchiesta“.


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16 ottobre, 2012

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