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Coronavirus Fase 2 - Parla il segretario provinciale Uil, Giancarlo Turchetti: "Trasporti, scuola, sanità. Nulla sarà più come prima"

“In una terra di pendolari, va risolto anzitutto il nodo della sicurezza su bus e treni”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Giancarlo Turchetti

Viterbo – Giancarlo Turchetti

Orte - La stazione

Orte – La stazione

Viterbo - Fermata Cotral Riello

Viterbo – Fermata Cotral Riello

Viterbo – Coronavirus Fase 1, Coronavirus Fase 2. Alla fine dei giochi, chi ne trarrà giovamento? “Mi auguro il popolo italiano”, dice il segretario provinciale della Uil Giancarlo Turchetti, che nel frattempo immagina dal 4 maggio riaperture scaglionate. “Non credo che tutte le attività riprenderanno, ritengo che ci sarà chi preferirà aspettare, anche per capire l’impatto”, prevede. 

“E’ una guerra. Noi come organizzazione sindacale abbiamo messo la salute e la sicurezza prima di tutto. Non possiamo più permetterci di avere 25mila morti. Il commissario all’emergenza Arcuri ha detto che cinque anni di bombardamenti su Milano durante la seconda guerra mondiale hanno prodotto 2mila morti, mentre il Covid in due mesi ne ha fatti 12mila in Lombardia. Tutte le attività che riapriranno, dovranno essere messe in sicurezza”, sottolinea, spiegando come a tale scopo uno dei problemi principali da risolvere sia l’organizzazione dei trasporti. 

“Viterbo, che non ha nessuna attività produttiva importante, ha un forte pendolarismo verso Roma, perché è lì che c’è da lavorare. Se apriranno tutte le aziende all’improvviso, come gestisci il pendolarismo se non hai mezzi o strumenti adeguati? Per cui mi auguro che facciano tutto in modo scaglionato, cercando di trovare delle soluzioni a tutto quello che comporta il movimento attorno all’azienda stessa”. 

Segretario Turchetti, in primis allora pendolarismo e trasporti?
“E’facile imaginare i problemi che avremo sui trasporti, con tutto il pendolarismo che abbiamo per andare al lavoro e la gente che per spostarsi usa i mezzi pubblici, che sappiamo quanto sono affollati. Vuol dire che un pullman del Cotral che porta 50-60 persone, ne porterà 25. Chi è che sale e chi non sale? Il trasporto pubblico andrà potenziato. Intanto bisognerà ragionare in maniera complessiva in tutti i settori: immagino lo smart working da casa, le entrate scaglionate, il potenziamento delle strutture. Ci sono tante idee, bisognerà vedere quelle fattibili”. 

Pullman, treni… niente sarà più come prima?
“Certamente non è facile, perché noi ci troviamo in un mondo nuovo. Faccio l’esempio dei treni. Quando si va a Roma, a Orte ci saranno sulle cinquemila persone che fanno pendolarismo, considerato che Orte raccoglie anche la Bassa Umbria. Chi sale sul treni per andare a Roma nell’ora di punta? Chi decide chi può salire e chi no, se uno ha il biglietto come un altro o l’abbonamento come un altro? Perché tu devi salire e io no? Si deve organizzare a monte, potenziando sicuramente i trasporti, ma cercando anche delle forme alternative di entrate al lavoro e facendo più smart working possibile da casa”.

Si parla anche di lavoro sette giorni su sette, con turni mattutini e pomeridiani… è ipotizzabile che il datore chieda al dipendenti orari tipo 17-23?
“Ad oggi ci sono i contratti collettivi di lavoro che devono essere rispettati. Se si farà un’organizzazione diversa del lavoro, comunque dovrà essere concordata. Al momento non se ne parla, perché ancora non si sa quello che avverrà. Intanto bisognerà aspettare le direttive che ci darà il governo. Entro questa settimana dovrebbero fare una prima ipotesi di lavoro. Poi si vedrà come dovrà essere la fase successiva”.

A proposito di distanziamento sociale, ad esempio, vengono in mente le scuole, che prima o poi dovranno riaprire…
“Si vedrà se riapriranno a settembre, ormai per quest’anno è andata. Di certo non si potranno riavere le classi superaffollate come oggi. con 27-28 ragazzi dentro un’aula che ne può contenere venti. Non è possibile. E allora le classi non saranno più adeguate, bisognerà fare due classi, l’entrata alternata, parte la mattina e parte il pomeriggio. Il tutto in modo da poter garantire a tutti la cosa principale, che è la salute”.

Anche il sistema sanitario nazionale dovrà cambiare una volta finita l’emergenza?
“Abbiamo verificato con mano che la sanità pubblica è fondamentale, dove non c’è sanità pubblica non si curano le persone. Basta guardare gli Stati Uniti. Noi dobbiamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e renderlo di nuovo omogeneo per tutta l’Italia, cosa che oggi non è, perché ogni Regione gestisce la sanità come vuole. Ci deve essere una ristrutturazione completa. E io sono tra coloro che dicono che la prima cura deve essere fatta dal medico di base”.

L’emergenza ci ha fatto rivalutare il ruolo dei medici di base?
“La prima cura deve essere fatta dal medico di base, cioè dentro casa, per cui deve avere gli strumenti per poter agire, prima di arrivare all’interno della struttura sanitaria, perché così si può fare prevenzione. Il ruolo del medico di base deve tornare fondamentale, come era una volta il medico condotto, deve tornare ad essere una figura centrale, che oltre alle capacità abbia anche la possibilità di intervenire e di curare le persone da casa, perché molti dei malati di Covid se fossero stati curati bene a casa probabilmente non sarebbero nemmeno arrivati negli ospedali. Però noi non eravamo e non siamo attrezzati. Se fosse successo al sud quello che è successo al nord, i morti forse sarebbero stati il triplo, per la differenza del sistema sanitario che abbiamo, che deve diventare di nuovo un  sistema sanitario nazionale, con le stesse indicazioni per tutti, perché tutti abbiamo lo stesso diritto alla salute. Alle Regioni si possono delegare alcuni aspetti, ma non le linee generali”.

Come si fa a far ripartire l’economia? Vengono in mente bar, ristoranti…
“Per far ripartire l’economia, bisogna dare liquidità alle aziende che sono ferme, cui serviranno soldi per ripartire, perché non hanno guadagnato niente e hanno comunque avuto spese. Faccio l’esempio del ristorante con 50 posti che si ritrova a non poter fare più di 20 coperti, c’è il rischio che non copra nemmeno le spese. O un bar, magari piccolino, che si ritrova a dover far entrare i clienti uno per volta: dubito che la gente sarà disposta a fare magari un’ora di fila fuori per un caffè o un cappuccino”. 

Dobbiamo dimenticare il turismo, il piacere di andare a mangiare fuori e vedere gente a spasso?
“Non sarà più niente come prima, ma nel momento in cui le attività saranno strutturate credo che gli italiani riprenderanno a uscire, ad andare a mangiare fuori una o due volte la settimana, come ci piace fare. La nostra cucina è apprezzata anche dagli stranieri, quindi immagino una ripartenza anche per il turismo. Dovremo vedere come”.

Si parla di eliminare alcuni balzelli, com l’occupazione del suolo pubblico, per favorire la ripresa?
“E’ chiaro che serviranno agevolazioni,anche i comuni e le istituzioni locali dovranno fare la loro parte per agevolare quanto più possibile il ritorno alla ‘normalità’, tagliando dei costi he sono aggiuntivi per le aziende, facendole risparmiare per ripartire. La tassa a chi ha i tavolini fuori? Vediamo di non farla pagare. La tassa al turista che viene, lo stesso”. 

Per quanto tempo dovremo convivere con le restrizioni della Fase 2?
“Io prevedo almeno fino a fine anno. Se penso alle mascherine , ai guanti, ai dispositivi, credo dovremo usarli ancora per un lungo, lungo periodo. Non sono un tecnico, non sono uno scienziato, ma vedendo come vanno le cose, e cioè che i contagi nonostante il lockdown in alcune parti d’Italia ancora aumentano e che è ipotizzabile una fase di ritorno in autunno… fino a che non ci sarà un vaccino, una soluzione definitiva a questo Covid, credo che ci saranno delle grosse difficoltà di gestione”.

Il mondo che troveremo fuori dopo la quarantena sarà diverso?
“Tutto cambierà. Noi dovremo pensare sicuramente a un modello di vita completamente diverso rispetto a quella che abbiamo fatto fino ad adesso, perché niente sarà più come prima, il Covid cambierà i nostri stili di vita completamente. Questo sarà il futuro, noi dovremo essere preparati a fronteggiare questo tipo di emergenze, dovremo attrezzarci anche nel modo di lavorare, rivedere un sistema che già funzionava e non funzionava, di investimenti che non c’erano”.

Guardando in prospettiva, chi ne trarrà giovamento da quello che sta succedendo, perché qualcuno ne trarrà giovamento?
“Si parla di mille miliardi di euro di investimento da parte dell’Unione per favorire la ripresa dell’economia degli stati europei, di cui una parte a fondo perduto. Io mi auguro che da tutto questo ne tragga giovamento il popolo italiano. Mi auguro che da questo si capisca che bisogna fare investimenti, che bisogna investire in tutte le infrastrutture che sono deficitarie in Italia.  E questo forse è il modo migliore per far ripartire l’Italia, perché se si avranno questi finanziamenti, noi li dobbiamo veicolare su tutte quelle opere pubbliche che fino ad adesso non sono state fatte e sono necessarie, dai collegamenti ferroviari, stradali, ponti che crollano, per ristrutturare completamente l’Italia in modo da poterla far ripartire alla grande”. 

Silvana Cortignani


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23 aprile, 2020

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